Scuola e Liberta`

Il valore legale del diploma ha, nel sistema napoleonico, taluni efetti e principalmente quello di esclusiva. Solo i diplomati in medicina e veterinaria sono medici o veterinari; solo i diplomati in otorinolaringoiatria hanno diritto di farsi dentisti; solo i diplomati in ingeghneria di costruire ponti e case e via dicendo. Privilegio gravissimo; perche` salvo due o tre casi interessanti la salute e la incolumita` pubblica, non si vede perche`, se cosi` piace al cliente, il ragioniere non possa fare il mestiere del dottor commercialista, il geometra quello dell’agronomo ed il contadino attento e capace quello del diplomato in viticultura ed enologia. Il peggio e` che l’esclusiva partorisce la legittima aspettativa. Il giovane diplomato al quale e` stato dichiarato che, in virtu` di legge, egli soltanto ed i suoi pari hanno diritto ad esercitare la professione libera dell’avvocato o procuratore od a partecipare ai concorsi banditi da questo o da quel ministero, ad essere scelti periti in determinate controversie giudiziarie, a ricevere incarichi temporanei di supplenze scolastiche, trasforma volentieri il diritto suo teorico di esclusiva inlegittima aspettativa; ed aspettando, talvolta invano, finisce per antrare nella cerchia di coloro che sono definiti “disoccupati intellettuali”. Il giovane, al quale i bolli e le firme di personaggi autorevoli e forniti di autorita` legale hanno fatto sperare di potere esercitare professioni o coprire pubblici impieghi, diventa moralmente disoccupato se non consegue quel successo professionale o non riesce ad entrare in quell’ufficio che dal possesso del diploma si riprometteva di conseguire.

Poiche` nulla dice che impieghi ed avviamenti professionali debbono essere ogni anno vacanti in numero uguale a quello degli aspiranti licenziati o diplomati, nasce la delusione. ….

Se il diploma non fosse stato fornito degli amminicoli esteriori, in cui sta la sostanza del valore legale, forse non sarebbe nato il sentimento morale della disoccupazione; forse il diplomato non avrebbe avuto la sensazione di essere divenuto un minorato solo perche` frattanto avesse seguitato ad attendere alle cose della terra o della bottega o del mestiere di suo padre o dei suoi.

Forse non avrebbe pensato di decadere se, in attesa, avesse fatto il manovale od il meccanico. Il diploma l’avrebbe tirato fuori il giorno in cui taluno, vedendolo lavorare, si fosse interessato a lui ed ai suoi precedenti; e quel giorno il diploma avrebbe avuto un valore ben diverso e piu` alto di quello legale, fatto valere attraverso le solite lettere di raccomandazione di amici, parenti, personaggi autorevoli, deputati, senatori, ministri; lettere produttrici di altre lettere, di tempo sprecato e di lentezza amministrativa. … quando in un paese e` inoculato da oltre un secolo e mezzo il veleno del “valore legale” e` vano sperare che, anche se quel valroe fosse negato, vengano meno, non aiutando il costume, i suoi effetti. Che sono di irrigidimento del meccanismo sociale, di formazione di un regime corporativo di caste l’una dell’altra invidiosa, ciascuna intenta d impedire all’altra di lavorare diversamente da quel che e` scritto nelle leggi e nei regolamenti; e tutte intente a cercare occupazione, salari, stipendi la` dove non si possono ottenere e cioe` nei vincoli posti alla liberta` di agire degli uomini.

(Luigi Einaudi)

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Possibili effetti della perdita di gettito fiscale

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/10/12/news/salute-la-qualita-dei-servizi-1.15975403?ref=hfmvudec-11

Negli ultimi tre o quattro anni, il gettito fiscale prodotto da alcune aziende (alcune anche grandi) in regione si e ridotto in forma sia diretta che indiretta. In forma diretta per chiusura delle aziende o per la loro migrazione (domandiamoci perche migrano, perche` non le riusciamo a trattenere); in forma indiretta perche`, pur rimanendo formalmente in regione, trasferiscono i dipendenti a maggiore capacita` contributiva altrove (anche qui ci dobbiamo domandare perche cio` succede, cosa fanno i nostri rappresentanti regionali per contrastare la desertificazione locale).

Minori risorse a disposizione, e` noto in ogni famiglia, significa sempre “tirare la cinghia”, a volte anche su spese altrimenti da considerare irrinunciabili.

La delocalizzazione poroduttiva sta iniziando a mostrare alcuini dei suoi effetti secondari, sono tutti qui? Esiste ancora un indotto salvabile?

Nell'era informatica, la logistica che lega un lavoro intellettuale, a competizione globale, non e` piu` quella manifatturiera, risulta quindi difficile capire perche` si sia avviata una migrazione di professionisti gia` forti contribuenti delle casse pubbliche locali, verso altri lidi.

 

Tradizioni perdute (forse tornano)

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/10/09/news/doveva-andare-alle-nozze-ma-le-rubano-l-abito-dall-auto-1.15965295?ref=hfmvudec-4

Fa piacere leggere che esistono ancora estimatori delle formalita` di un rito che si sta perdendo, complimenti ai protagonisti che ne hanno voluto risvegliare il significato con questo gesto cosi` ricco di simbolismo.

La lieta notizia non depone pero` a favore della professionalita` del giornalista, che manca totalmente nell’informazione riguardante il dettaglio dei confetti. Nella vicenda si scontrano infatti due tradizioni: il bravo di manzoniana memoria era solito lanciarli grigi, metallici, i festeggiati e gli ospiti si attendono di riceverli bianchi

Aldo Moro, l’artista?

Onorevole presidente,

Onorevoli senatori,

Onorevoli deputati,

il quadro della situazione italiana, quale risulta da questa esposizione, è tutt’altro che rassicurante. Le strutture economiche sono deboli e quelle politiche e amministrative non del tutto pronte a reggere il grande sforzo che il paese è chiamato a fare. C’è una crisi economico-sociale e una crisi politica generale, dalle quali la formazione di questo governo vorrebbe aiutare l’Italia a uscire, per la sua salvezza. Ma non è facile. La speranza è soltanto unamsperanza che può tradursi in consolante realtà solo in condizioni proprizie e con l’impegno di tutti, nessuno escluso. In certo senso da noi ogni cosa è, per ragioni profonde, in discussione. Il paese non ha trovato, evolvendo, un suo assetto definito ed accettabile. Il criterio interpretativo per intendere il significato vero di questa come di ogni altra pericolosa crisi di questi anni, è qui. Non si tratta di sovrastrutture, ma di fenomeni di base. E sarebbe vano approntare piccoli rimedi a fronte di cause importanti. C’è una proporzione, una disarmonia, una incoerenza tra società civile, ricca di molteplici espressioni ed articolazioni, e società politica, tra l’insieme delle esigenze, nel loro modo naturale ed immediato di manifestarsi, e il sistema apprestato per farvi fronte e soddisfarle. Le aspirazioni dei cittadini emergono e si affermano più velocemente che il formarsi delle risprse economiche e il perfezionarsi deglimstrumenti legislativi. Anticheningiustizie non sono ancora state riparate. Non è solo debole e intermittentebla nostra economia, ma è discontinua, nel suo stesso e impetuoso fiorire, la vita sociale; stanca la vita politica, sintesi inadeguata e talvolta perfino impotente dell’insieme economico-sociale del paese. Non dico tutto questo per scoraggiare, ma invece perché si moltiplichimo le energie e si applichinla èiù tesa attenzione, non su di un punto solo, ma su tutti, dovunque, insomma, c’è qualche cosa che non va o un’istituzione che non riesce ad assolvere, puntualmente, il proprio compito. C’è una qualche confusione tra i poteri nel senso più ampio dell’espressione. Una molteplicitàmdi centri di comando in fatto si sono costituiti con la conseguenza talvolta di paralizzarsi a vicenda e di non riuscire a contenere e incanalare l’incandescente materia sociale. Il Parlamento, il governo, la Corte costituzionale, la magistratura, l’amministrazione compiono un grande sforzo e meritano il nostro rispetto. Ma non è men vero per questo che un malessere profondo impedisce , o permdifetto non rimediato di struttura o per l’asprezza della materi da dominare ed ordinare, di muovere all’unisono in uno Stato democratico unitomed efficiente. La incertezza, la confusione, il disordine, l’inerzia, benchè abbianomciascuno la propria spiegazione e la propria giustificazione, danno nell’insieme il senso di una generale impotenza a reggere all’urto delle cosemtroppo difficili o sproporzionate e a rintuzzarlomefficacemente. A tutto questo si deve porre rimedio, guardando, più che agli effetti, alle cause prossime e remote. È in questo quadro che va restaurata la nostra economia in un nuovo ordine, più vero e umano. Non è un luogo comune o un espediente dialettico dire che tutto ciò è un fatto di crescita. Essa, verificandosi, tocca i dati economici, metteba nudo e pone in crisi strutture superate, coinvolge, in una obiettiva accusa di inefficienza, forse anche i sindacati, ma certo governo, partiti e lo stesso Parlamento, rendeioddisfatti i cittadini che si sentono, invece che rappresentati, traditi ed abbandonati dal potere. Indubbiamente di una crescita si tratta. Questa Italia disordinata e disarmonica è però infinitamente più ricca e viva dell’Italia più o meno bene assestata del passato. Ma questa è solo una piccola consolazione. Perché anche nel crescere e del crescer si può morire. Ma noi siamo qui perché l’Ittalia viva, e non come uno Stato di gracili strutture economiche e politiche, ma come un grande paese modernome civile, che abbia trovato ilmgiusto ritmo tra lo sviluppo economico e sociale e il progresso istituzionale e politico. Per giungere a tanto occorre che noi, governo e popolo, siamo collegato in modo reale e durevole e profondamente solidali. Ciò non significa interrompere, neppure per un istante, la normale dialettica politica e parlamentare, ma reagire all’emergenza, alla rischiosa ma sempre affascinante avventura del nostro sviluppo, con il senso vivo della nostra unità di popolo, con laùdispomibilità ad affrontare sacrifici efficaci e giustamente proporzionati, con una richiesta severa che rimetta in moto e dia il ritmo appropriato alle istituzioni. Senza una simile coscienza, senza una simile dedizione al bene comune nel momento del pericolo, senza questo atteggiamento esigente, mamdi più senza comprensione e sintonia tra noi e voi, tra governome popolo, siamo battuti in partenza. In circostanze come queste, ove domini lo spirito dellamseparazione, governare, cioè intraprendere qualcosa che il paese deve fare o subire, senza che si sappia o si voglia giungere, costi quelmche costi, alla salvezza, è, direi, tecnicamemte impossibile e drammaticamente inutile. Ma io mi rifiuto di credere che sia questa la vera posizione del popolo italiano in questo momento. Anche i più severi osservatori stranieri, che ci vedono, purtroppo, decaduti e ai margini di un processo storico, del resti difficile per tutti, esitano alla fine nel prevedere che vada perduto e possa essere perciò abbandonato al suo destino un paese, come il nostro, che per la sua posizione geografica e la vocazionetorica, europea e mediterranea, nord e sud, ovest e est, coinvolgerebbe nella sua rovina molti che si sentono al sicuro. Ma quel che impedisce al pessimismo degli stranieri di esprimersi fino in fondo, è più che la fortuna, proprio il complesso talvolta velato delle virtù morali e civili del popolo italiano, quella sua pazienza e disponibilità e fantasia e capacità di lavoro che sono il riflesso di una storia doloros e coraggiosa, quell’attitudine a comprendere e cooperare che condiziona la salvezza.

Aldo Moro, dal discorso di presentazione alle Camere del governo DC-PRI, Roma 3 dicembre 1974.

 

Analisi lucidissima della situazione che allora si apprestava a fronteggiare il governo Moro. La rilettura odierna sollecita inevitabilmente più apprezzamenti:

attualità molto profonda;

evidente preveggenza da parte di Moro, normalmente rinvenibile nell’opera di un vero artista (si pensi alle capacità anticipatorie delle evoluzioni sociali mostrate da molti artisti, rimanendo in Italia, alla riconosciuta preveggenza di Pasolini su molti temi);

ma il ruolo di Moro era quello dell’artista?

quella che può essere letta come preveggenza, da parte di un uomo al governo, andrebbe più correttamente valutata come corresponsabilità nell’inazione?

la durezza delle valutazioni oggi frequenti sul nostro paese pecca di capacità di confronto con quanto fuori di qui viene invece accettato come normale?

se il confronto con l’esterno portasse a conclusiomi più generose verso noi stessi, il fatto di sapere di potere fare meglio deve rimanere uno sprone sufficiente a raggiungere il meglio;

dall’altra parte, sempre il confronto non cosi’ sfavorevole come tanti giudizi vorrebbero lasciare capire, deve fare riflettere anche su cosa salvare (soprattutto, e urgentemente, come), nella foga di volere cambiare tutto, quasi preguidizialmente.

Hugh Hefner – Luigi Villalta quanta strada assieme

Hugh

Quando il mondo e` colpito dalla notizia della prematura scomparsa dell’ideatore di Playman, il pensiero di chi non si e` lasciato scorrere passivamente la vita tra le dita, non puo` non ricordare Luigi Villalta.

Il nostro Villalta si inserisce nel percorso tracciato dall’altra parte del mondo, rispettsamente non supera il maestro, lo ripropone, mantenendo il ritardo temporale ed estetico sentito come un obbligo di fronte al Maestro. L’effetto macchia d’olio inizia  prodursi nel paese che meglio testimonia la liberazione economica e culturale della nostra provincia nel secondo dopo guerra.

La ricostruzione economica e morale del paese e` dura, bagnata da lacrime amare, ma la sofferenza subita per produrre il benessere qui rappresentato dal trionfo dell’elettrodomestico bianco, arricchisce i suoi eroi di ricordi resi graditi dalle fatiche che li hanno formati. Anche in questo, il nostro Luigi, non volendo platealmente superare il suo faro, conferma la sua coerenza: l’angolo all’ombra del vecchio Teatro Verdi non viene mai abbandonato, quel suolo gli appartiene anche all’alba della civilta` digitale.

La scomparsa di Hugh Hefner ricorda la fine di un mondo, di carta patinata, lucida e lussuosa. La scomparsa nel buio piu` totale del nostro Luigi invece parla di una vita nella poesia, nell’attaccamento a valori formatisi giorno per giorno e sempre rafforzati.

Riflettendo sul passato, quale Pordenonese oggi, alla notizia della scomparsa del fondatore di Playman, ricorda con maggiore affetto la nitida carta patinata nordamericana e la preferisce alle immagini a colori stampate su carta opaca riciclata? sulle riviste usate rivendute dal Villalta? sul banchetto che ospitava assieme Pecos Bill e Cronaca Vera? dove le riviste piu` preziose erano a volte coperte da pagine meno ricercate? Chi dimentica l’emozione da filologo antiquario nei tentativi di riaprire pagine incollate dal tempo?

Con Hugh Hefner scompare il simbolo di un’epoca, che aveva saputo resistere alla sfida dei nuovi media, combaattendo con armi mai cambiate. Il sapere stare dietro al maestro, mai metterlo in ombra, la partecipazione attiva alla vita culturale del paese, a tutti i livelli (come dimenticare il dibattito sulla riproduzione sessuata degli alberi, sostenuto alla locale Casa dello Studente, in contrapposiozione al nostro “cinese”?), sono gli elementi della silenziosa vita di Luigi che oggi lo fanno emergere come il faro di fronte a Hugh.

L’americano senza saperlo, il nostro concittadino nel suo silenzio sornione, sono i grandi padri di una Pordenone che da allora Legge.

Locali Storici irrimediabilmente persi

Pacini60

L’ infallibile agenzia John Barleycorn, che ormai da anni ci assiste senza mai smentire la sua ormai proverbiale attendibilità,
ci comunica la ferale notizia: dopo la diaspora di cervelli che era usa
radunarsi nel famoso cenacolo, sfidando intemperie, pulizie straordinarie e
forze dell'ordine, anche l'amato e per tanti indimenticabile indirizzo di via
Pacini 60 è
irrimediabilmente perso. Luogo di nascita di opere dell’ingegno senza pari, patria del design post industriale, dei più
raffinati teoremi della moderna politica economica, venduto per vile denaro il
ricordo della più
feconda generazione dell’intellighenzia milanese, quella che si beveva la Milano da bere, andando oltre, sempre, senza limiti.

I figli della sua diaspora, ancora uniti, popolano il mondo e sostituiscono all’indirizzo fisico la presenza sul “cloud” segno di tempi che non si fermano mai, ma anche di spiriti sempre a cavallo delle migliori onde.

Ad Majora, rimaniamo comunque, per sempre, gli amici di via Pacini.

Elezioni Tedesche, la “bronsa coerta”

Il mondo politico ci ha abituati ad assistere a uno spettacolo pieno di vivaci contrasti, Trump e Clinton ci hanno mostrato i toni accesi di una competizione senza esclusione di colpi, Hillary costretta a combattere nonostante il malessere intervenuto nel mezzo del combattimento, parte della sua strategia ha richiesto anche che lo nascondesse finche` possibile per essere sempre in grado di rispondere ed attaccare sullo stesso livello di energia dell’avversario.

Le Pen e Macron si sono confrontati lasciando scorrere alle loro spalle una scenografia che presagiva la possibilità di cambiamenti radicali, per il paese culla delle moderne democrazie e, di conseguenza, per tutto il vecchio continente.

Il dibattito mai interrotto in Italia vede oggi opporsi Renzi, Salvini, Grillo e Berlusconi, tutti, a modo loro, con stili diversi, ma comunque accomunato dal un importante peso dato al modo di presentarsi sulla scena. Una scena calcata dai nostri protagonisti a soddisfare la domanda di vivacità sempre espressa dall’ elettore Mediterraneo, che non saprebbe accettare passivamente la monotonia che ormai nel mondo non sembra più presentarsi.

La sequenza sopra descritta attribuisce, proprio per le sue caratteristiche, maggiore interesse a quanto sta avvenendo in Germania: mentre in tutto il resto dell’occidente le elezioni sono appena passate o non ancora convocate, ma il clima passionale non si spegne, negli ultimi giorni di campagna elettorale, di fronte al voto che determinerà la vittoria di uno o dell’altro, il dibattito politico tedesco si stacca nettamente dal resto del mondo. Ripetendo la metafora del palcoscenico, non troviamo una scena che si sviluppa rumorosamente in una piazza assolata, la scena tedesca non ci lascia nemmeno intravvedere il cielo, l’origine della anonima luce che la illumina, sembra svolgersi costantemente in un grigio salotto in cui due persone si incontrano, si parlano con toni tra il moderato e il basso, il pubblico, in silenzio ascolta lo scambio di opinioni di due persone che si rispettano, le cui vedute coincidono nella dichiarazione degli obiettivi, si discostano in alcuni aspetti realizzativi.

L’associazione dell’immagine di Angela Merkel con l’assenza di visione di lungo termine, la sua apparente incapacità di trascinare il popolo su una nuova strada, la fa apparire noiosa, soporifera. Guardandola con maggiore attenzione scopriremo che la sua maggiore attenzione è rivolta a consentire una vita per quanto possibile comoda e sicura ai suoi concittadini, questo tipo di ambizione, così definito, non attira la prima pagina dei giornali, se poi il proposito viene anche raggiunto, dove è la notizia? Spesso è vero che se i giornali parlano di te, qualcosa non sta funzionando, al contrario, la noia della prevedibilità può essere sintomo di un funzionamento complessivo gradito.

Fino a ieri credevamo di dovere attendere il post elezioni per osservare come il nuovo governo avrebbe affrontato un tema evaso durante la campagna elettorale. Le prime comunicazioni di Schulz, non seguite dagli elettori, avevano toccato la cresciuta iniquità sociale, caratteristica della Germania di Angela Merkel. Le indicazioni dei sondaggisti lo hanno convinto ad abbandonare il tema e ad allinearsi maggiormente all’esempio dell’intramontabile successo. Pensavo che comunque il tema aveva necessità di essere affrontato prima della sua emersione spontanea, pena le conseguenti maggiori difficoltà nel gestirlo. In passato mi ero soffermato a valutare gli effetti di uno stile di governo basato sul consenso, sulle indicazioni dei sondaggi, un governo condotto volutamente da “dietro”, non trainante, ma trainato. Guidare dalla posizione arretrata è la peculiarità del vero leader, conosciamo esempi tra i più disparati, di pensi a Wynton Marsalis e alla sua conduzione della Jazz at Lincoln Center Orchestra, spesso dalla posizione posteriore a destra guardando dal pubblico (https://www.youtube.com/watch?v=oGR947AOvlg), ricordiamo anche il gesto di Buffon al canto degli inni nazionali dell’amichevole Italia – Francia (https://www.youtube.com/watch?v=ArJCBBN0RYA), entrambi esempi di leadership non dal palco in ambiti totalmente diversi, il sospetto sempre espresso è che, quando il leader eletto continua a guidare seguendo i sondaggi che ne consentono un migliore galleggiamento, non ci vuole molto perché` l’elettore intuisca che il potere è nelle sue mani, quando l’elettore si riappropria della delega, il suo esercizio, meno mediato, può diventare più estremo.

Non mi aspettavo di vedere realizzata in così breve tempo l’evoluzione che avevo immaginata, le variazioni di voto indicate dal popolo tedesco appaiono però chiarissime (cliccando sul link leggiamo il riassunto dei risultati Source: Federal Returning Officer)

Il partito di Angela Merkel e` il primo per perdita di peso, seguito dal partito di Schulz che forse aveva iniziato la campagna elettorale toccando il tasto giusto, abbandonandolo troppo presto sulle indicazioni dei sondaggisti che ancora non hanno capito il grande cambiamento in atto (preannunciato dalle recenti elezioni Nord Americane, dove l’elettore in realtà ha dichiarato di non gradire nessuno dei due candidati). Il tema che sfugge ai sondaggisti, ma anche ai politici a noi ancora oggi noti, è che la classe elettorale dominante non è più quella dei “baby boomers”, i “millennials” stanno assumendo la leadership, anche in termini di numerosità dei votanti, con loro cambiano le preferenze politiche.

Queste elezioni la cui campagna elettorale è stata la più composta, noiosa, meno scenografica del mondo occidentale, sono probabilmente quelle che con maggiore chiarezza segnano il passaggio del testimone da una generazione all’altra. La composizione del governo che si darà la Germania sembra meno aperta a concessioni verso l’Unione Europea, il governo che emergerà potrebbe ancora rappresentare la vecchia classe elettorale, innegabile però che da oggi il tema della successione di Angela Merkel va affrontato, probabilmente con urgenza e, se il partito ha capito il cambiamento strutturale avvenuto, il nuovo nome mostrerà uno stacco sensibile rispetto al pensiero fino ad oggi prevalente. Queste elezioni consegnano il governo per la quarta volta allo stesso nome, contemporaneamente ne “rottamano” (per utilizzare una terminologia recentemente introdotta in Italia) quasi tutto.

Nella formazione gia` battezzata “Giamaica” vedremo presenti componenti normalmente in attrito tra di loro su di rilievo (Verdi e Liberali), la capacità negoziale di Angela Merkel riuscirà a unirli in un progetto comune che verrà presentato entro i prossimi due mesi circa, quello che possiamo già immaginare è che forse rimpiangeremo la morbidita` di Schauble nelle sue “concessioni” all’Europa Mediterranea, potremo assistere a uscite “innovative” in termini di politica estera (relazioni con la Russia nell’orientamento anche del Partito Liberale). Dopo tre mandati, Angela Merkel ha guadagnato sicuramente un apprezzabile allenamento nel gestire le frizioni di governo, dopo questi dodici anni pero`, gli ultimi quattro si presentano come i meno riposanti.

Lo  scenario politico occidentale ci ha offerto uno spettacolo a note forti, swing molto accentuati, siamo passati dal blues al rock nella descrizione di eventi che per ora mostrano molto la facciata, ma che sembrano attendere la sostanza mancante dal suono di un’orchestra che aha continuato a produrre solo musica seriale. Presto inizieremo ad ascoltare il suono del finale: sara` molto sperimentale? Non sembra che ci sposteremo sul romantico.

L’esito elettorale che oggi si mostra ci dice che continueremo a convivere con grandi dubbi, l’attenzione dovrà tornare solo sui fondamentali, che da un po’ di tempo si mostrano positivi. Di sicuro la calma e soporificita` dei toni elettorali non corrispondeva alle implicazioni della sostanza sottostante (al contrario del gran ribollire superficiale, con implicazioni meno nette altrove).

Grandissimo esempio, per i cultori dei dialetti locali, del significato di “bronsa coerta”.

Nowcasting Report FRBNY

2016 Q1 2016 Q2 2016 Q3 2016 Q4 2017 Q1 2017 Q2 2017 Q3 2017 Q4
September 22, 2017 1.60% 2.00%
September 15, 2017 1.30% 1.80%
September 8, 2017 2.10% 2.60%
September 1, 2017 2.20%
August 25, 2017 1.90%
August 18, 2017 2.10%
August 11, 2017 2.00%
August 4, 2017 2.00%
July 28, 2017 2.60% 2.00%
July 21, 2017 2.00% 2.00%
July 14, 2017 1.90% 1.80%
July 7, 2017 2.00% 1.80%
June 30, 2017 1.90% 1.60%
June 23, 2017 1.90% 1.50%
June 16, 2017 1.90% 1.50%
June 9, 2017 2.30% 1.80%
June 2, 2017 2.20% 1.80%
May 19, 2017 2.30%
May 12, 2017 1.90%
May 5, 2017 1.80%
April 28, 2017 0.70% 2.30%
April 14, 2017 2.60% 2.10%
March 31, 2017 2.90% 2.60%
March 24, 2017 3.00% 2.70%
March 17, 2017 2.80% 2.50%
March 10, 2017 3.20% 3.00%
March 3, 2017 3.10%
February 24, 2017 3.10%
February 10, 2017 3.10%
February 3, 2017 1.90% 2.90%
January 20, 2017 2.10% 2.70%
January 13, 2017 1.90% 2.10%
January 6, 2017 1.90% 1.90%
December 2, 2016 2.70%
November 25, 2016 2.50%
November 18, 2016 2.40%
November 4, 2016 1.60%
October 21, 2016 2.20% 1.40%
October 14, 2016 2.30% 1.60%
October 7, 2016 2.20% 1.30%
September 30, 2016 2.20% 1.20%
September 23, 2016 2.30% 1.20%
September 9, 2016 2.80% 1.70%
September 2, 2016 2.80% 2.80%
August 26, 2016 2.80%
August 19, 2016 3.00%
August 12, 2016 2.40%
August 5, 2016 2.60%
July 25, 2016 1.20% 2.50%
July 15, 2016 2.20% 2.60%
July 8, 2016 2.10% 2.30%
July 1, 2016 2.10% 2.20%
June 24, 2016 2.00% 2.00%
June 17, 2016 2.00% 2.00%
June 3, 2016 2.00% 2.00%
May 27, 2016 2.20%
May 20, 2016 1.70%
May 13, 2016 1.20%
May 6, 2016 0.80%
April 29, 2016 0.80%
April 15, 2016 0.80% 1.20%
April 8, 2016 1.10% 1.90%