Gruppo Equitalia (www.gruppoequitalia.it)

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Il cittadino italiano che per sua scelta se ne va dal suo ex paese, non pensi di essere riuscito a fuggire dai suoi aspetti peggiori. La persecuzione continua nella sua completa ottusita` Kafkiana.

La cartella emessa della ineffabile mi intima il pagamento della tassa sui rifiuti “evasa” nel 2012, fortunatamente trovo la ricevuta del pagamento gia` effettuato (dopo due traslochi, uno oltre Atlantico), tento di raggiungere l’organo di oppressione per via telematica, la novitadel kafkiano aggiornamento tecnologico mi propone la risposta tipica dei siti piu` prossimi alla vera perversione sessuale.

Non pensavo Equitalia fosse capace anche di questo, chissa` di cosa in realta` si occupa il responsabile del provvedimento emesso a mio carico? (la comunicazione ne riporta nome e cognome).

Ora dovro` scoprire come consegnare ad Equitalia la copia del pagamento che ha gia` ricevuto e che dovrebbe custodire almeno con la mia stessa attenzione.

Ancora sull’impresa dei Ramarri

Siamo orgogliosi di pubblicare la cronaca appena scritta da un illustre co-fondatore della infallibile John Barleycorn, presente ieri sul prato sacro al calcio italiano (immagini dell’autore).

 

Ero a San Siro ieri sera, come in un sogno. No, non soltanto un retorico sogno calcistico ma come all’interno di una rappresentazione onirica della mia vita: Pordenone e i pordenonesi erano di fronte a me, distanti tutta la lunghezza del campo da gioco, i milanesi tutt’intorno, gli ultras nerazzurri sufficientemente distanti alla mia destra. I primi ventisei anni della mia vita li ho vissuti a Pordenone gli ultimi ventisei a Milano, nel mezzo alcuni anni passati all’estero. Fosse stato un sogno vero sarei stato in campo a giocarmela. L’identità e il senso di appartenenza me li gioco ogni giorno, nel senso che sono formazioni provvisorie e mutevoli a seconda delle circostanze e delle relazioni. Ieri sera ero seduto accanto a un interista doc, milanese da più generazioni ma con un flusso di sangue pordenonese che gli deriva dal nonno materno originario della Valcellina, un vecchio commerciante all’ingrosso di prodotti alimentari che aveva il magazzino in via De Paoli. Io non ho avuto dubbi a schierarmi per il Pordenone, per lui è stato più difficile ma alla fine mi ha confessato di aver sperato nel colpaccio dei Ramarri. Non perché gli fosse impazzita la bussola identitaria ma proprio perché l’ago che indica chi siamo si assesta sempre sull’asse affettivo dove si allineano i ricordi delle esperienze e delle relazioni buone. Di quelle che sono sopravvissute e sono rivissute nella narrazione di sé e della propria storia. Ce ne siamo usciti dallo stadio, in cui pian piano come in un gigantesco fontanile si riversavano fiotti di nebbia, e in cui per i centoventi e più minuti della partita si erano riversati i racconti delle partite giocate in cortile o di mitici derby giocati quando ancora il terzo anello non c’era, commentando che la vittoria arride a chi della partita della vita avrà qualcosa da raccontare, rigori sbagliati compresi, e non a chi l’ha vissuta come un incubo da dimenticare.

Sarde in Saor

Ingredienti:

Sarde già pulite 600 gr (eliminate teste e lische)

Cipolle bianche 600 gr

Aceto di vino bianco 200 ml

Alloro 2 foglie

Zucchero 1 cucchiaio

Sale fino q.b.

Pinoli 40 gr

Uva passa 40 gr

Olio EVO 3 cucchiai

Pepe Rosa in grani q.b.

Olio di semi per friggere q.b.

Preparazione

Per preparare le sarde in saor iniziate sbucciando le cipolle, poi tagliatele a metà e lasciatele in ammollo in acqua fredda per circa 30 minuti. Ammollate l’uva passa in acqua tiepida. Prendete le sarde, le aprite a libro e le infarinatele bene da entrambi i lati, scuotetele per eliminare la farina in eccesso e friggetele in abbondante olio di semi. Poi scolatele e ponetele su un foglio di carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso, infine salatele.

Tagliate le cipolle in fettine sottili e mettetele ad appassire a fuoco basso (per circa 20/30 minuti) in un ampio tegame con l’olio extravergine d’oliva; trascorso questo tempo alzate il fuoco, salate, aggiungete lo zucchero e l’aceto di vino bianco, lasciatelo sfumare, proseguite la cottura per alcuni minuti e spegnete il fuoco. Ponete quindi in una terrina uno strato di sarde fritte, poi coprite con delle cipolle, poi una manciata di uvetta e pinoli, componete in questo modo altri strati fino a finire gli ingredienti. Terminate con abbondanti cipolle, pinoli, uvetta, le foglie di alloro e il pepe rosa in grani. Lasciate riposare in un luogo fresco per almeno 24 ore prima di gustare le sarde in saor, se riuscite a gustarle anche oltre le 24 ore, ancora meglio, altrimenti riproverete.

Pinza di Pordenone (di solito per Epifania, ma ottima sempre nel clima freddo, con il vin brule` all’aperto)

Ingredienti

½ Kg Zucca (cotta)

½ Kg Farina “00”

300 g Farina da Polenta Gialla

1 Limone (succo e buccia grattuggiata)

1 Arancia (succo e buccia grattuggiata)

½ bicchiere olio di mais o girasole

½ bicchiere di grappa

1 bicchiere latte

300 g Zucchero

250 g Uvetta (ben lavata)

500 g Fichi secchi (tagliati a pezzettini)

3 Uova

2 bustine lievito

1 bustina vanillina (facoltativa)

15 g semi di finocchio

In un recipiente sbattere le uova intere (bianchi e tuorli) con lo zucchero, olio, latte e grappa. Aggiungere gradualmente la farina, la zucca (precedentemente schiacciata con la forchetta), il succo di limone, di arancia e le bucce grattugiate. Amalgamare bene tutto e aggiungere alla fine i semi di finocchio, l’uvetta (dopo averla lavata, lasciatela nel bicchiere di grappa) e i fichi precedentemente passati in un poco di farina.

Versare l’impasto in una teglia da forno rivestita di carta da forno.

Mettere in forno (pre-riscaldato) a 180 gr C per circa 1 ora.

El Cid, eroi spagnoli e non solo

Nel film El Cid del 1961 (per la regia di Anthony Mann) l’eroe spagnolo – mentre guida in battaglia il suo esercito durante l’assedio di Valencia – viene colpito da una freccia e durante la notte muore. I suoi soldati pensano allora di ricoprirne il cadavere con l’armatura da combattimento, di issarlo sul suo indomito destriero e di farlo uscire dalla città alla testa delle sue truppe. Sorpresi e trafitti dal fulgore di quell’acciaio che riflette sulle loro schiere i raggi del sole, i Mori – che credevano ormai defunto il condottiero avversario – si perdono d’animo e fuggono verso il mare.

 

E’ pressoché certo che quell’episodio appartenga non alla realtà ma alla leggenda di Rodrigo Diaz conte di Bivar, meglio conosciuto con il nome di El Cid Campeador, l’eroe della reconquista della Spagna dopo ben sette secoli di dominazione araba (i cosiddetti Mori). E’ invece molto più probabile che – mutatis mutandis – il marchingegno usato per rimettere in sella ed in campo El Cid, sia il medesimo che è servito nel caso di Silvio Berlusconi. Con le dovute differenze, ovviamente: la limousine al posto del fedele cavallo ed il doppiopetto anziché l’armatura. Lungi da noi la tentazione di mettere a confronto i copricapi.

 

Raccontano altresì che Berlusconi, nella sua ultima visita a Mosca, abbia effettuato una visita privata e riservata al Mausoleo di Lenin, nella Piazza Rossa, informandosi accuratamente sulle tecniche di imbalsamazione a suo tempo usate. Saputo delle nuove scoperte della scienza che rendono disponibili tali tecniche per conservare persone ancora viventi, Berlusconi ha ricevuto ulteriore conferma delle sue aspirazioni d’immortalità.

Giuliano Cazzola