Difficolta` economiche (culturali?)

Abbiamo oggi raggiunto un livello di tassi di interesse notevolmente basso in termini nominali ed apparentemente anche reali. I mercati finanziari ci indicano oggi con chiarezza che la convinzione di operatori e analisti, riassunta nei prezzi di mercato, e` che conviveremo con queste condizioni ambientali (bassa inflazione, bassi tassi di nteresse e contenuti ritmi di sviluppo economico) per molti anni, forse piu` dei 7 – 10 anni prossimi.

La situazione sopra descritta appare vera in tutto il mondo sviluppato, non solo in Europa, non puo` quindi essere ricondotta unicamente agli effetti delle scelte di politica monetaria operate dalla Banca Centrale Europea. Prendendo atto di questa considerazione, dobbiamo accettare che l’attuale livello dei tassi di interesse viene raggiunto anche per effetto di una forte domanda di strumenti di debito, che incontra un’offerta di emissioni proporzionalmente piu` limitata rispetto ad un passato anche non lontano.

Dalla crisi del 2007 ad oggi abbiamo assistito ad una novita`: la forte crisi e` stata fronteggiata con un pronto intervento monetario in USA, contemporaneo a momenti in cui la politica fiscale non si e` presentata espansiva per effetto di attriti politici locali. In Europa la reazione di politica economica ha mostrato un’evoluzione meno spedita per effetto della maggiore complessita` del processo decisionale da rispettare quando la numerosita` ed il diverso orientamento delle parti coinvolte sono nettamente superiori. La spinta monetaria alla fine e` arrivata anche nel vecchio continente, quella fiscale ha mostrato incertezze anche qui.

La sintesi odierna vede ormai ben diffuso un approccio monetario fiducioso, nonostante gli scarsi risultati. Appare quindi corretto domandarsi il perche` di uno sviluppo evidentemente sottotono, molto notevole proprio in Europa, area economica dove con maggiore evidenza si sente ripetere il concetto di responsabilita` degli attuali governanti verso le generazioni future. Il forte e a volte inflessibile senso di responsabilita` cosi espresso viene tradotto in rispetto pregiudiziale, acritico del dogma dato dai parametri di Maastricht, garanti di equita` continentale nel presente e generazionale nel tempo.

Osservando che le spinte monetarie oggi prevalenti nel mondo stanno per assumere la sempre piu` frequente connotazione di “guerre valutarie”, possiamo iniziare a sospettare che la lettura di equilibrio geografico e temporale potrebbe non essere l’unica e forse anche contenere qualche convinzione correggibile.

La abbondante disponibilita` di risorse finanziarie che oggi caratterizza i principali sistemi economici, a disposizione di operatori che non mostrano di volerne approfittare in modo adeguato, testimonia la presenza di un ancora troppo elevato livello di sfiducia nel futuro, quindi nella utilita` percepita degli investimenti. Se il settore privato non legge possibilita` di reddito negli scenari intravisti, e` gia` successo nella storia economica dell’ occidente capitalista che lo stato abbia saputo mostrare correttamente le linee di sviluppo possibili, e spesso utili (e` ben noto che l’economia privata, senza lo stimolo pubblico, non avrebbe creato molti dei benefici di cui oggi godiamo privatamente, basti pensare alla genesi del web).

Il fatto di avere portato il bilancio pubblico in pareggio, ridotto il debito lavorando solo sul numeratore del rapporto, ottenuto questi risultati rinunciando a quella parte della spesa publica che dovrebbe essere destinata ad investimenti e manutenzioni (ma non alla parte meno produttiva, piu` parassitaria della stessa) pare sufficiente a spiegare il perche` del pessimismo degli operatori privati, della limitatezza dello sviluppo delle economie definite sviluppate (tra non molto potranno essere meglio definite sclerotiche per le loro rigidita`, incapacita` di adattamento, pesantezza, tipiche dell’eta` avanzata), pessimismo che trova la sua massima espressione nella rinuncia piu` elementare: la parziale rinuncia alla nostra continuazione demografica. Il nostro forte senso di responsabilita` verso le generazioni future spinge ad una soluzione mai esplicitata, ma che di fatto si sta realizzando.

A fronte della realta` sopra descritta, viene in mente che sono possibili anche altre declinazioni comportamentali che rispettano la dovuta responsabilita` verso che ci seguira`. Posso essere soddisfatto di avere lasciato un paese privo di debito nominale alla generazione futura? Per rispondere devo valutare a quale costo. Se il costo fosse dato dall’avere cosegnato un paese in grande debito infrastrutturale (con infrastruttura intesa in senso allargato, quindi trasporti, scuole, alfabetismo, …), avrei scelto di trasferire un importante debito reale a fronte di una realta` nominalmente equilibrata a chi mi segue. Tale scelta appare giustificabile con una fermissima fiducia nell’ assenza futura di inflazione, rendendo cosi economicamente ragionevole la scelta. Ragioniamo pero` sempre in termini di razionalita` parziale, escludiamo infatti l’effetto indotto da una spesa pubblica intelligentemente realizzata e diamo per certo il fatto che le attuali condizioni di credito saranno disponibili per un orizzonte temporale infinito (nei nostri limiti anagrafici). Il comportamento di cui qui ricordiamo la possibile aberrazione, e` coerente inoltre alla totale ignoranza dell’insegnamento de Il Principe di Machiavelli, dove si impara che e` privilegio, ma anche responsabilita` del Principe sapere imporre le regole equamente pensate, tali da consentire il raggiungimento dell’obiettivo volute (compreso l’abbandono della convertibilita` in oro della moneta, con il suo significato. Viene da pensare: quale obiettivo hanno in mente i nostri governanti oggi? Oltre a saper individuare un ubiettivo utile alla comunita`, sono consapevoli che l’elettorato li ha delegati all’uso di un corredo strumentale che dovrebbero conoscere?

Se iniziamo a valutare la possibilita` che le attuali condizioni di finanziamento possano veramente durare per sempre, dovrebbe anche venirci in mente che la prudenza richiederebbe di fermare almeno una parte del vantaggio odierno in progetti da avviare subito, all’ interno dei quali catturare le agevolazioni odierne. A questo pensiero possiamo anche aggiungerne un altro: la sostenibilita` di un dato tenore di vita nel futuro, per le prossime come per l’attuale generazione (quindi anche la sua possibilita` di trovare sostegno reale tra pochi anni vista l’eta` media della popolazione europea) e` innegabilmente dipendente dallo sviluppo economico del sistema in cui la popolazione e` inserita oggi e domani, anche tale sviluppo e` necessariamente conseguenza dell’azione di governo della comunita` (scelte regolatorie e di investimento).

Puo` essere che l’ostinato rispetto del dogma di Maastricht contenga gli elementi di uno sgradevolissimo abbaglio, se cosi fosse, meglio accorgersene subito, per fermare un danno crescente non e` mai troppo tardi. Il vero moral hazard potrebbe essere veramente quello sostenuto dalla comodita`, pigrizia, di non volere spendere energie per ripensare regole che stanno mostrando la loro debolezza, ma che appaiono ancora utili come foglia di fico per pochi.

Pensando a quanto ricordato sopra, il sistema politico/economico Statunitense, nonostante la sua eta` (superiore a quella dello stato italiano), continua a mostrare un brio caretteristico di maggiore gioventu`. Volendo approfittare dei preziosi insegnamenti di Carlo Maria Cipolla (uno dei quali insiste sul fatto che tutte le comunita` sono popolate dalla stessa percentuale di persone piu` e meno dotate, la differenza viene dal fatto che alcune sanno selezionare meglio le loro guide), ci dobbiamo domandare: in cosa sbagliamo quando selezioniamo noi?

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One thought on “Difficolta` economiche (culturali?)

  1. “Pensando a quanto ricordato sopra, il sistema politico/economico Statunitense, nonostante la sua eta` (superiore a quella dello stato italiano), continua a mostrare un brio caretteristico di maggiore gioventu`”.
    Secondo me il problema in Europa ed in Italia in particolare è la scomparsa di una intera classe imprenditoriale, stritolata volutamente da un disegno di burocrazia e di sottomissione che l’ ha annientata. Dagll anni 80 in poi una serie di decisioni politiche ha fatto sì che fare imprenditoria fosse considerato essenzialmente negativo , per cui gli stessi imprenditori hanno fatto di tutto perchè la generazione a loro successiva ” trovasse un posto senza partita IVA”. Ora non sarà facile creare lavoro, perché il lavoro creativo e costruttivo nasceva da una middle class che non esiste più. Potremo contare sulla generazione di nuovi imprenditori di origine straniera, (albanesi, serbi ad esempio) che stanno dimostrando costanza, spirito di sacrificio ed iniziativa che nei nostri figli non troviamo.

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