Unioni civili tradizionali e non, e i loro frutti?

Dopo mesi di preparazione e discussione, il parlamento italiano ha finalmente partorito la regolamentazione ritenuta piu` opportuna per omogeneizzare il lato formale della vita delle coppie omo ed eterosessuali. Riteniamo certamente meritevole di un plauso l’impegno profuso dai nostri circa 1000 parlamentari per sostenere la causa anche di una esigua percentuale della popolazione.

La conclusione dei lavori lascia ora da valutare se e` vero che l’equita` e` stata raggiunta o se il provvedimento tardivo omette una ulteriore volta di considerare una carenza gia` macroscopica nel passato, oggi impossibile da non notare nei suoi effetti chiaramente presenti nella nostra comunita`. Per approcciare un giudizio sull’ argomento siamo convinti sia necessario allargare l` orizzonte di osservazione al di la` della sola scelta sessuale, molto piu` utile e` riuscire ad aprirsi all’osservazione del suo significato piu` pieno almeno nell’ orizzonte temporale di riferimento dato dalla durata di una generazione (intesa in termini anagrafici), altrimenti il nostro ricco corpo legislatore per chi legifera investendo tanto tempo e tante dotte menti?  Solo per il domani immediato?

Distinguendo le coppie non piu` per l’orientamento sessuale, ma per le scelte attive riguardo alla procreazione, troviamo una situazione che puo` mostrare delle sovrapposizioni con quella guardata solo sotto il profilo per ora preferito dal legislatore. Dalle osservazioni demografiche in Italia, si evince che un numero non trascurabile di coppie eterosessuali allinea la propria capacita` riproduttiva a quella delle coppie omosessuali (che sono invece recentemente piu` vocali nel chiedere il riconoscimento anche per loro del diritto ad occuparsi dei propri figli, adottivi o non).

Il parlamento ha dedicato quindi un tempo considerevole alla soluzione di un problema da lungo sentito, continua pero` ad ignorare il crescere di un comportamento diventato sicuramente macroscopico ormai anche nei suoi effetti. Non sta allo stato democratico definire le scelte di comportamento dei singoli in tanti aspetti della vita privata. L’ indirizzo alla procreazione non pertiene allo stato in termini impositivi ma nemmeno in termini restrittivi, incluse le indicazioni implicite.

La bassissima natalita` italiana ha assunto dimensioni tali da rendere evidenti anche al piu` distratto osservatore le conseguenze immaginabili entro tempi non brevi. L’ eta` media della popolazione italiana gia` oggi supera i 47 anni, e` immediato capire cosa significa tale dato tra 10 anni, tra 15 e tra 20 (tra due, tre e quattro legislature circa, per tradurre la dimensione temporale nell’ unita` di misura piu` immediatamente comprensibile ai nostri parlamentari).

Se guardiamo alle condizioni economico finanziarie del nostro paese, ci accorgiamo che gli spazi di manovra molto ristretti dalla grande dimensione del debito pubblico, costringono le scelte del governante all’ interno di una rosa di possibilita` meno ampia di quella disponibile a stati dal bilancio piu` ricco (anche questi ultimi pero` non trascurano la stessa forte attenzione al modo di spendere, probabilmente per allontanare o eliminare il momento in cui le ristrettezze nostrane potranno minacciare anche loro), vanno quindi urgentemente recuperati gli insegnamenti di una materia troppo spesso assente dal portafoglio di strumenti utilizzati dal nostro legislatore: scienza delle finanze. Le leggi emanate dal parlamento hanno l’innegabile potere di regolare il comportamento dei singoli e delle comunita` che le devono rispettare. Alcune leggi regolano in modo esplicito, permettendo o vietando, altre regolano in modo implicito, non vietando e nemmeno permettendo, semplicemente incoraggiando o scoraggiando i comportamenti dei singoli o della comunita` nel suo insieme. La legge fiscale ad esempio impone comportamenti esplicitamente indicati, ma nell’ imporre comportamenti espliciti, suggerisce anche delle preferenze, senza proibire, rende sconvenienti delle scelte. Visto che il legislatore ha pensato opportuno dedicare tanto tempo alla soluzione di un pecca nel diritto di famiglia, cerchiamo di almeno immaginare se la soluzione finalmente e trionfalmente raggiunta copre le vere pecche del nostro diritto implicito.

Quando si forma una nuova famiglia, nel comune modo di pensare la scelta viene associata alla presenza di un padre, una madre e dei figli (al fine di questo scritto non e` rilevante la differenza tra genitore biologico o non). Dalla primissima lettura del significato fiscale per lo stato della nascita del suo nucleo elementare (la famiglia, per chi se lo fosse dimenticato), si intuisce immediatamente che lo stato ha scelto di chiedere un contributo fiscale innegabilmente piu` rilevante alla coppia che procrea rispetto a quella che preferisce rimanere artificialmente o naturalmente sterile. Se non altro, la maggiore spesa annua sopportata dal/i percettore/i di reddito che sostengono la famiglia fertile e` superiore rispetto a quella non fertile per evidenti motivi, mangiano in piu` di due persone, abitano delle stanze in piu` di due persone, cosumano servizi e beni in piu` di due persone. In sintesi, il contributo fiscale alla comunita` (ma anche in termini di creazione di GDP e quindi di occupazione indotta) procurato dalla famiglia delle tradizioni e` nettamente superiore rispetto a quello offerto dalla famiglia “sterile”. Se all’osservazione dell’immediato si aggiunge anche la considerazione di un effetto di poco spostato nel tempo (l’ingresso in eta` lavorativa della generazione anagrafica successiva), si apprezzo l’enorme contributo apportato da quelle coppie ormai minoritarie che ancora credono alla propria continuita` nel tempo.

Valutato con parole semplici il duplice contributo offerto dalle famiglie ancora esistenti in senso tradizionale, non si capisce il perche` della quasi esplicita ostilita` dei governanti rispetto a chi ha coraggiosamente scelto di dare, a proprie spese, sostenibilita` anche al loro, grandemente immeritato, beneficio pensionistico.

Senza nulla togliere alla gravita` dell’ostracismo imposto a danno delle coppie omosessuali che finalmente hanno la possibilita` di emergere in una comunita` che smette di distinguerle, la pazienza, il regalo quotidiano che le coppie tradizionali stanno offrendo alla comunita` nel suo insieme, meritano urgentemente un riconoscimento, in mancanza di questo, almeno la fine di un’ostilita` totalmente priva di logica sociale (realizzata con l’imposizione di oneri monetari, come fino a qui spiegato, sicuramente ingiusti).

La tutela di una minoranza e` sempre da premiare, sostenere, tanto quanto l’oppressione di una maggioranza (ex?) e` da eliminare.

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