Il topografo spaesato

Verzegnis è un non luogo topografico, un’escogitazione burocratica imposta da un’ostinata régia volontà di allocarvi una stabile struttura amministrativa. Il tutto a dispetto dei bintars, delle indemoniate, dei folletti, di chi insomma ha sempre abitato l’area. Verzegnis è un paese diffuso in cui la distribuzione dei luoghi nello spazio risponde a un reticolo simbolico e culturale irrilevabile dai geometri dello Stato. In più, testimonia lo iato tra l’indipendenza e l’originalità di una gens che si identifica nella lingua più che nel Campanile (dioboi!), e uno stato che nei secoli ha mandato eserciti, ufficiali del catasto, geometri, polizie, psichiatri e ora la protezione civile nel tentativo di ricollocare all’interno di un nucleo di razionalità, ciò che è per sua natura centrifugo.

Torna oggi all’attenzione dei più grazie al sacrificio di chi ha avuto il coraggio di saltare il fosso che divide il reale dal simbolico e dall’immaginario.

Armato della sola bussola filologica, il nostro eroe (cui ci lega antico e scolastico passato) era consapevolmente destinato a perdersi in un nome cui non corrisponde altro.

Questa terra di vaga definizione filologica fecondata dal vomere latino, da quello slavo antico, illirico, altaico e germanico, è stata oggetto di un’esplorazione iniziata l’8 di marzo, giorno simbolico scelto dal nostro eroe per lanciare un messaggio (certo non destinato alle pur volenterose ed encomiabili squadre del soccorso alpino) rimasto in sospeso durante i 26 successivi giorni.

Flâneur delle architetture lessicali precipitato lungo un confine di vaga definizione semantica, la perdita di orientamento non è stata tale da impedire al nostro topografo il recupero di una concreta certezza finale: la mezzaluna di pasta sfoglia (lasciata in dono dai Turchi sì sotto le mura di Vienna ma anche sulle tavole friulane durante le scorribande tra l’Isonzo e il Tagliamento) inzuppata nel cappuccino zuccherato grazie alla quale si è fatto riconoscere e ritrovare (nell’ordine!), è un’assertiva e consapevole presa di posizione culturale oltre che un’inequivocabile segnale di approdo nel reale, dopo la prolungata spaesante deriva psichica e geografica.

Come nella mattutina esperienza di ciascuno, le coordinate temporali, spaziali, culturali, identitarie inizialmente un po’ sbiadite, nel percorso onirico forse anche svanite, sono alla fine fermamente recuperate, come per incanto, reggendo in mano una brioche e una tazzina nell’altra.

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