Settimana di Banche Centrali

I mercati finanziari, e soprattutto l’ economia reale, hanno vissuto gli ultimi anni sotto la guida quasi sempre indiscussa delle banche centrali. A fianco della guida monetaria emerge sempre piu` evidente l’ assenza di una guida fiscale (non si realizza solamente con la spesa).

I successi o le delusioni che nel tempo i vari Greenspan, Draghi, Yellen, Kuroda, Duisemberg, …, possono avere creato sono molto semplicisticamente attributi a loro stessi.

Quando in un organismo (il sistema economico), funzionante secondo regole note e ben studiate, una parte dello stesso (parlamenti – governanti) rimane ibernata per effetto di una potente anestesia, la piu` spontanea reazione e` facilmente quella di dimenticare l’ esistenza ed il ruolo di chi dorme ed appellarsi sempre piu` fortemente alla parte che mostra vitalita` (le banche centrali). In un ambiente di questo tipo, chi agisce si prendera` meriti e demeriti per le conseguenza delle proprie azioni, chi “dorme”, gestendo bene la propria imagine e mantenendosi mediaticamente al di fuori dell’ arena, potra` godere del vantaggio sintetizzato nel detto “chi non fa non sbaglia”.

La sicurezza maturata dall’ esercizio ormai prolungato di questa gravosa “pennichella” giunge addirittura all’ eccesso di consegnarci lo spettacolo del politico, delegato ad agire in materia economica dai suoi elettori, cosi` accecato dall’ abitudine alla “cecagna” che trova il coraggio di accusare il banchiere centrale delle conseguenze politiche vissute all’ interno al suo paese.

Ad una prima osservazione appare che il potere economico si sia spostato da organi eletti e responsabili di fronte ai cittadini ad altri, che non devono cercare il loro rinnovo presso l’ elettore. La scelta di non fare pero` e` comunque sempre una scelta, una espressione di comportamento attivo.

Una differenza che oggi si percepisce, andando un po’ sotto la superficie,  tra i diversi attori economici puo` essere ricondotta anche al maggiore senso di responsabilita` sentito dal banchiere non eletto in confronto a quanto mostra di sentire il politico eletto. L’ organismo di governo eletto appare bloccato nella sua azione dal timore dei sondaggi e piu` ancora degli effetti elettorali (purtroppo mai politici, l’ esperienza dell’ ex cancelliere Schroeder ha insegnato) delle sue azioni. La liberta` di fronte al rinnovo della carica vissuta dal “tecnico” lo rende il vero politico dei giorni nostri.

Molti eletti dichiarano il proprio scandalo di fronte all’ osservazione appena ricordata, si guardano pero` bene dall’ uscire dalla gradevole condizione del “chi non fa non sbaglia”, lamentandosi anche degli effetti sempre piu` visibili presso un elettorato sempre meno disposto a rinnovare chi “non fa”.

Rimaniamo quindi, almeno per il prossimo futuro, nelle mani di tecnici comunque fallibili (le decisioni “data dependent” della FED o esito di una complessa formazione di consenso come presso la BCE sono sempre decisioni prese nel rispetto di un processo che vuole minimizzare le possibilita` di errore, sapendo che tale possibilita` non e` eliminabile). Nei prossimi giorni leggeremo cosa, nel tentativo di fare il meglio, prima la Fed e poi la Banca del Giappone avranno scelto, considerando sia l’ una che l’ altra le difficolta` politiche (e partitiche) con cui convivono.

L’ attuale assenza dalla scena della BCE non deriva da un contagio di “cecagna”, e` apparsa da troppo poco per riapparire cosi presto.

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