Trump parte in volata?

L’ evoluzione della scena politica in USA dalla scorsa estate ad oggi puo` come minimo essere definita notevole. L’ attributo e` ovviamente coerente a quanto si osserva ruotando attorno alla figura che ha senza dubbio costituito il vero centro di attenzione della campagna elettorale in corso.

La partenza di Trump, volendone velocissimamente ricordare i pochi elementi di lui osservati dalla sponda Europea dell’ Atlantico, lo presenta come un personaggio vistoso, che ama mettere in mostra la sua originalita`. L’ esibizione dell’ immagine non sfuggente della ex moglie di alcuni anni fa sembra avere fatto parte di un culto di se che dalle nostre parti avrebbe potuto essere descritto come esempio di neo-narcisismo.

Le apparizioni estive ed autunnali del 2015, anche se apparentemente studiate con piu` cura di quelle, in confronto, piu` spontanee di oltre un decennio addietro, non smentivano per niente l’ ormai lontano richiamo culturale. La comunicazione e` proseguita durante l’ inverno, con toni rafforzati ma sempre radicati nella partenza dell’ immobiliarista. E` con l’ esplosione (a dire il vero a New York ancora ben timida visto che a maggio di mattina si registrano ancora 10 gradi C!) della primavera che iniziamo ad intravvedere un cambio di marcia. Ormai dobbiamo anche accettare che le progressione del soggetto non possono essere definite graduali (si puo` chiamare graduale il passaggio dalla seconda alla terza marcia su una Ferrari?), la osservazione di quanto si intravvede con questo inizio di primavera, potrebbe quindi essere gia` ben superata con l’ avvicinarci alla meta` della stagione. Riusciremo a seguire un percorso ordinato per immaginare in modo per quanto possibile attendibile l’ evoluzione del dibattito politico in atto?

La notizia che puo` segnare il nuovo capitolo nell’ orientamento del nostro innovatore segue la nomina a candidato presidente per il partito Repubblicano ed appare sulla agenzia Bloomberg nella prima decade del mese di maggio.  La tenace volonta` di aggredire tutti gli spazi fino ad ora, se non dichiaratamente ostili, almeno parzialmente scettici ormai e` indubbia. Gli ambienti intellettuali della capitale morale Nord Americana potevano avere silenziosamente gia` accettato il personaggio, la forza travolgente di Trump non si puo` accontentare di un assecondamento silenzioso, inizia a gettare le basi per un sostegno esplicito che vuole ricevere proprio da quella parte del mondo politico ed economico che fino alla scorsa estate meno poteva essere associata al nuovo politico del nuovo mondo. Immediato, nel rispetto della ormai riconoscibile progressione, il supporto esplicito, dichiarato a Trump da parte di Stephen Mnuchin, alumnus di seconda generazione (dopo il padre) di Goldman Sachs. Mnuchin sara` il responsabile finanziario della macchina organizzativa di Trump a partire da subito, con il compito di gestire e raffrozare i collegamenti con l’ ambiente delle banche e degli hedge funds presso il quale la rete di connessioni di cui gode e` di primissimo livello. L’ indipendenza finanziaria di Mnuchin, il suo viso nuovo nell’ ambiente politico lo accomunano a Trump e costituiscono un asset indiscutibile. La capacita` di organizzare una potente rete di raccolta di donazioni a finanziare la campagna elettorale che ora parte nella sua fase piu` impegnativa, lascia sperare bene rispetto al raggiungimento dell’ obiettivo di 1 miliardo di dollari di raccolta per coprire gli impegni da qui a novembre. La mancanza di esperienza all’ interno del partito Repubblicano, normalmente associabile ad una posizione di debolezza, potrebbe rivelarsi anch’ essa un forte punto a favore.

Il supporto ad oggi percepito dalla componente classica del partito Repubblicano non potrebbe essere piu` basso: oltre alla dichiarazione di Paul Ryan di non essere pronto al sostegno al candidato del suo partito, anche gli ultimi due presidenti repubblicani, Bush padre e figlio non sembrano assolutamente intenzionati a partecipare alla prossima riunione del partito in Cleveland. Alla luce di questa notizia appare ancora piu` soprendente la prontezza con cui Mnuchin ha aderito all’ invito di Trump, dopo avere sostenuto Hillary Clinton assieme al padre (entrambi ex Goldman Sachs). Da notare che quest’ anno, non solo per i risultati meno ricchi, molti donatori di fonte Goldman sono stati fino ad ora assenti dalla platea di Trump. Tra i gestori di hedge fund tradizionalmente sostenitori del partito repubblicano, molti avevano anzi partecipato alla raccolta di risorse a favore del gruppo a lui contrario.

La novita` dell’ approccio politico sostenuto da Trump, confermata da Mnuchin (e motivo anch’essa della sua adesione), e` la componente da non trascurare, quella che fa dichiarare a Jeffrey Gundlach (di DoubleLine e non suo sostenitore) che la vittoria di Trump sara` una realta`.

La campagna elettorale vera e` entrata esplicitamente nella sua fase calda, la velocita` di aggiornamento di Trump si mostra notevole e non usuale in un paese non lento, sara` ora importante osservare il comportamento della parte avversaria, la sua capacita` di cambiare il passo, forse troppo ammorbidito da una sicurezza per ora non tranquillizzante.

Trump sta partendo in fuga nel confronto con una maratoneta di indubbia resistenza e capacita`: e` partito troppo presto? La novita` rappresentata da Trump e dalle sue modalita` mina l’ attendibilita` delle ipotesi, meglio dedicare piu` attenzione al susseguirsi degli eventi d’ ora in poi.

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