La Mano di Pulcinella: bilanci bancari e debito pubblico

Pulcinella

E` stata recentemente pubblicata un’analisi sul comportamento di 60 istituti bancari stabiliti in Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e Spagna completa l’informazione sull’ attuale equilibrio delle finanze pubbliche e del sistema bancario europeo (i dati analizzati coprono il periodo che va dal 2010 al 2012, la crisi del debito sovrano in Europa). Le banche del campione hanno aumentato l’esposizione al debito pubblico del loro paese di residenza al contrario delle filiali locali di banche non residenti. L’effetto osservato e` stato piu` forte per le banche inizialmente meno esposte al debito pubblico locale. L’incremento di posizione osservata non e` riconducibile ad attive, autonome, scelte di posizione di tipo carry trade, distorsioni regolatorie, fluttuazioni nella massa di depositi o in generale a origini endogene al normale funzionamento del sistema bancario. L’analisi presentata conclude trovando nella pressione dei governi locali l’origine della variazione di esposizione osservata in coincidenza con la debolezza del mercato dei titoli di stato (cosiddetta “moral suasion”).

Le indicazioni statistiche confermano la presenza di un comportamento collusivo tra governi e banche nei momenti di stress finanziario per il debitore pubblico. Il comportamento puo` aiutare a stabilizzare il sistema quando altri operatori (banche estere, compagnie di assicurazione, fondi obbligazionari, societa` di gestione patrimoniale) diminuiscono la loro esposizione al rischio di uno specifico mercato. In questo modo il sistema bancario nazionale diventa il “prestatore di ultima istanza” verso il debito pubblico nazionale. L’effetto positivo e` indubbio quando la stabilizzazione ottenuta consente di rompere il circuito vizioso che agevolerebbe l’auto avverarsi delle previsioni pessimistiche.

Il costo di questo vantaggio e` rappresentato dal rafforzamento del legame tra settore bancario nazionale e corrispondente debito pubblico nel momento di difficolta` di quest’ultimo. Il rischio sul bilancio degli istituti di credito cresce, alimentando cosi la crescita del rischio sistemico. A questo punto appare evidente il perche` l’aggiornamento regolatorio di cui abbiamo letto qualche notizia sui giornali sia necessario. Diminuire la probabilita` di salvataggio pubblico delle banche dovrebbe essere un obiettivo prioritario. L’ introduzione di requisiti di capitale piu` stringenti (in atto), la creazione di una unione bancaria europea (proposta un po’ tentennante per ora), con unico supervisore ed unico sistema di liquidazione sono passi importanti per abbandonare il circolo vizioso esistente tra debito sovrano e sistema bancario. Una supervisione a livello europeo potrebbe ottenere almeno la diluizione dell’importanza della “moral suasion” locale.

Le attuali regole di trattamento del debito pubblico (zero assorbimento di capitale per l’accettazione acritica del concetto di “attivo privo di rischio”, uso come collaterale) possono vanificare lo sforzo fatto per riconoscere finalmente un singolo supervisore e liquidatore. L’accettazione di un peso differenziato rispetto al rischio riconosciuto al singolo emittente impone pero` a livello politico una scelta esplicita relativamente a trasferimenti fiscali tra stati in piena trasparenza, le conseguenze del diverso trattamento dei debiti pubblici in coerenza con le misure di rischio sono evidenti, meglio pensare in anticipo come gestirle, una unione economica che condanna a morte i deboli non offre un grande valore aggiunto agli aderenti (i sempre piu` vocali movimenti contro l’Euro ricordano l’indeterminatezza del fine politico dell’Unione). La creazione dell’infrastruttura che dia inizio all’esistenza una unione bancaria rischia di rimanere senza effetto in assenza del completamento di accessori non indifferenti (“dettagli” regolamentari). La ponderazione del rischio emittente, la dichiarazione di limiti di esposizione massima per emittente simile al limite gia` in essere per le classi di attivi, definizioni di rischio non fisse ma soggette a continuo aggiornamento sono alcuni degli accessori introducibili. I pochi punti citati dovrebbero essere sufficienti a migliorare la capacita` di superare il rischio sovrano da parte dei singoli istituti di credito e limitare la dimensione del rischio sistemico nell’area, il tutto senza impedire il ruolo stabilizzatore del sistema bancario sul mercato dei titoli di stato.

Una unione bancaria europea come sopra descritta appare evidentemente rafforzativa, ben integrata in un sistema politico democratico (trasparenza), semplice da progettare e descrivere, chiara nei suoi effetti, primo tra tutti quello di limitare il rischio sistemico che attraverso il canale bancario potrebbe indurre trasferimenti fiscali tra stati non espliciti. Cosa ci puo` aiutare a capire la lentezza e le difficolta` attuative di un progetto che ormai mostra la sua urgenza a chiunque?

Oltre alla minore responsabilizzazione consentita dalla possibilita` di operare in condizioni opache, un’altra ipotesi, se la memoria delle italiane banche di interesse nazionale non ci assiste, e` offerta dalla lettura di “Political Connections and Preferential Access to Finance” di Claessens, Feijen e Laeven. L’analisi proposta dai tre autori raccoglie i dati del sistema bancario Brasiliano e, dalla loro valutazione, conclude che la sua autonomia soffre anche di un secondo tipo di debolezza: le erogazioni di credito avvengono infatti, in misura statisticamente dimostrabile, a favore delle aziende che anno mostrato vicinanza al potere dello stato, anche in questo caso la pressione governativa sul sistema bancario si fa sentire, le erogazioni a favore delle aziende vicine arrivano piu` facilmente (assieme a questa indicazione si evidenzia anche che le stesse aziende aumentano la leva finanziaria in modo apprezzabile rispetto al settore di appartenenza e accettano investimenti a rendimento inferiore ai loro concorrenti, il danno in termini di minor GDP prodotto per il paese viene stimato in circa 0.20% all’anno). La raccolta e l’analisi dei dati statistici settoriali fatta dai tre autori sembra a prima vista aprire gli occhi del grande pubblico su una realta` forse non sospettata, se pero` guardiamo alla performance borsistica delle aziende beneficiate dal trattamento, notiamo che queste sovraperformano il loro mercato di riferimento, dicendoci in questo modo che abbiamo scoperto un segreto di Pulcinella.

Le conclusioni dell’analisi applicata al caso Brasiliano meriterebbero di esser verificate rispetto a tutta quella parte di settore bancario Europeo che, in modi diversi puo` essere ritenuta legata al mondo politico (in Italia dell’Italia si parla a sufficienza, la conoscenza internazionale interna all’ area Euro potrebbe essere migliorata, si pensi al sotto settore delle Landesbanken in Germania o al settore bancario Francese).

 

 

 

Testi citati:

The invisible hand of the government: “Moral suasion” during the European sovereign crisis di Steven Ongena (Universita` di Zurigo), Alexander Popov (Banca Centrale Europea) e Neeltje Van Horen (De Nederlansche Bank e CEPR)

Political Connections and Preferential Access to Finance: The Role of Campaign Contributions di Stijn Claessens (Universita` di Amsterdam, World Bank e CEPR), Erik Feijen (World Bank) e Luc Laeven (Fondo Monetario Internazionale e CEPR), con ricca biografia sul tema.

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