Jackson Hole: chi portera` i pantaloni

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Avvicinandoci al venerdi di Jackson Hole avevamo pensato di doverci dedicare con maggiore fatica rispetto al solito alla lettura dei fondi di caffè che sarebbero rimasti nelle tazze a fine riunione (rappresentati soprattutto dal testo del comunicato di Janet Yellen). La fantasia della padrona di casa ci ha sorpresi, vero che la sostanza di quanto ci attendevamo è stata abbastanza rispettata nei contenuti rilevanti per i mercati finanziari. In barba però alla sua fama (meritata o meno) di ermetismo, la chiarezza nella visione a medio e lungo termine è apparsa cristallina.

Il comunicato ricevuto ha confermato l’attenzione su quei temi che da un po’ di tempo iniziavano ad emergere in modo non ufficiale: gli sviluppi immaginabili oltre il futuro immediato. La crescita immaginabile del GDP, del tasso di inflazione, della produttività del sistema nel suo complesso, questi sono i tempi che Janet Yellen ha voluto esplicitamente considerare, indicando anche con tutta la chiarezza possibile il loro significato sia operativo (per l’istituto emittente) che di impatto sui mercati nel medio termine.

L’ermetismo della Yellen viene smentito nei dettagli previsivi indicati per il 2016 e per il 2017, accompagnati da una spiegazione semplicissima del perché i tassi attesi dalla FED sono ai livelli indicati, perché l’ampiezza nel range della previsione e quale probabilità viene associata al loro avverarsi (non ricordo un Bernanke o un Greenspan così espliciti, quando parlava Volker cercavo di entrare in discoteca e la preoccupazione più viva era di altro tipo).

L’indicazione dei livelli dei tassi di politica monetaria (ma anche di quelli di medio e lungo termine) mostra esplicitamente, nelle parole stesse della Yellen, i limiti della politica monetaria classica, ammettendo che le modalità innovative utilizzate per risolvere questa ultima crisi rimarranno con grande probabilità parte di un armamentario stabile da utilizzare in futuro anche a fronte di episodi ciclici non estremi.

Il basso tasso di inflazione, il lento sviluppo dell’economia, ma soprattutto il basso sviluppo della produttività sono gli ostacoli che la Yellen indica come i più urgenti da affrontare. Una crescita della produttività del sistema così bassa mina la futura qualità della vita per i cittadini, non giustifica l’attesa di tassi di interesse di medio termine in avvicinamento alle loro medie storiche. Stanley Fisher e Larry Summers avevano indicato nell’uso della leva fiscale la soluzione a queste difficoltà, anche la Yellen sposa lo stesso pensiero.

La descrizione di quali strumenti di politica economica potranno (o dovranno) essere toccati ci viene sorprendentemente offerta dal testo appena pubblicato. Pochi ma importanti sono gli utilizzi nella leva fiscale: aumento nel peso degli stabilizzatori automatici (per esemplificare, la cassa integrazione), e grande investimento in istruzione (non limitata all’età scolastica, estesa anche all’età lavorativa).

A proposito di nozze tra tesoro e banca centrale, anche qui assistiamo ad una ulteriore schiarita, quasi esplicito il messaggio su chi porta i pantaloni.

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