Deleveraging? What Deleveraging?

Bellissimo testo del settembre 2014, a firma di Luigi Buttiglione, Philip Lane, Lucrezia Reichlin e Vincent Reinhart.

La descrizione della crisi economica iniziata nel 2008 e delle diverse reazioni alla stessa mostrate sulle due sponde dell’Atlantico non potrebbe essere migliore. Un argomento per certi aspetti abbastanza complesso, reso relativamente leggibile a chiunque voglia affrontare uno sforzo che richiede anche un po’ di pazienza. Una lettura, per natura dell’argomento e dell’accuratezza con cui viene trattato, che non può essere definita scorrevole, ma rimane avvincente anche per la sua capacità di dare una ricostruzione storica all’origine degli eventi che ci toccano ancora.

Superati gli sforzi accennati nel paragrafo precedente, prima di arrivare all’ultima riga del testo, emerge silenziosa ma insistente la frase pronunciata dalla Regina Elisabetta II d’ Inghilterra che suonava un po’ come: “ma nessuno di voi esperti è riuscito a capirlo prima?”

La linearità seguita nell’esposizione dagli autori ci accompagna nel loro ragionamento e ci mostra quanto evidenti siano stati gli errori compiuti dai governanti Europei in questi anni, viene proposta una quantificazione numerica e grafica dei danni prodotti (e quotidianamente pagati dai cittadini Europei). Sempre la stessa linearità ci accompagna a capire come avverrà la prossima, inevitabile, crisi in preparazione proprio sulle basi della soluzione oggi scelta per gestire i problemi odierni. Il ritorno alla meno cartesiana domanda della regina Elisabetta II ci tranquillizza pero`: se i nostri esperti non sono stati capaci di anticipare qualcosa di tanto macroscopico nel momento in cui, ci viene spontaneo di pensare, sarebbe servito, la nostra speranza è che la loro esplicita profezia odierna sia altrettanto attendibile quanto l’ingiustificata assenza di pochi anni fa.

In questi anni possiamo avere letto forse più di due o tre testi della qualità di quello qui citato, contemporaneamente abbiamo assistito a quanto accadeva nel mondo reale, la domanda conseguente che non può non emergere prepotente è quindi: “per chi scrivono questi signori? Chi li paga e perché?”, visto che non sembra abbiano una grande platea in Europa.

Il testo mostra anche argomenti di ottimismo, individua con chiarezza infatti gli strumenti (anche non monetari, visto che sono già stati abbondantemente spesi) su cui lavorare: il ridisegno razionale delle regole fiscali all’interno dei paesi. Le norme tributarie inducono comportamenti, se pensate in termini proattivi invece che disordinatamente reattivi, possono iniziare a produrre un loro effetto benefico. Il lato pessimista del testo considerato, in questo caso, non è compreso nelle sue righe, ma emerge dall’esperienza del lettore: dove ho visto un esempio di legislazione tributaria progettato nel rispetto di tale razionalità? Se dalla quotidiana osservazione del comportamento degli organi legislativi che conosco appare una assoluta ignoranza del lavoro proposto da questi studiosi, che speranza ho che almeno una parte venga incorporata nelle norme che fanno funzionare l’ambiente in cui vivo?

Lo spostamento delle preferenze elettorali che stiamo osservando in Europa (ma anche nel resto del mondo Occidentale sembra) verso posizioni più estremiste, facilmente battezzabili come più romantiche o comunque meno razionali della moderazione centrista, può ancora essere giudicato cosi irrazionale?

Alcuni argomenti a sostegno della disaffezione emergente, vengono offerti proprio da chi sembra subire con fastidio la novità partitica da lui stesso generata.

 

Il testo commentato e` reperibile anche al link qui indicato

http://ycsg.yale.edu/sites/default/files/files/deleveraging_geneva.pdf

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