Economista italiano ribelle prepara l’abbandono dell’Euro per riprendere il Fiorino Toscano

fiorinotoscano

(tradotto dal Telegraph del 6 dicembre, scritto da Ambrose Evans-Pritchard, da notare che il Telegraph e` sempre stato visceralmente Euroscettico).

Quella che appariva come una prospettiva remota e improbabile di vedere un governo anti euro in Italia sta improvvisamente diventando una possibilità, minacciando la stabilità dell’Unione alle sue fondamenta entro le prossime settimane. L’Italia si muove alla velocità della luce. Personaggi di rilievo nel partito democratico del premier Matteo Renzi si sono uniti al coro che chiede elezioni immediate entro febbraio per impedire che il trionfante M5S possa prendere l’iniziativa politica dopo la sua vittoria nel referendum del fine settimana. Renzi non ha ancora mostrato le sue carte, ma alcuni stretti consiglieri riferiscono che è tentato di scommettere tutto su un voto anticipato al più presto, sulla base dell’idea che potrebbe ancora avere un supporto sufficiente a sfuggire in avanti quando i suoi avversari non sono ancora pronti per la sfida elettorale. La cosa potrebbe facilmente sfuggire dal suo controllo, aprendo la possibilità di una alleanza tattica tra M5S, Lega Nord ed un insieme di piccoli gruppi, tutti critici dell’Euro in modi diversi. L’uomo indicato come possibile ministro delle finanze da parte delle costellazioni ribelli è Claudio Borghi, precedentemente broker per Merrill Lynch e Deutsche Bank ed oggi professore all’ Università Cattolica di Milano. “Stiamo giungendo al punto in cui l’Italia deve prendere vere decisioni: siamo con l’Europa o siamo contro?” dichiara al Telegraph. “Sta emergendo una lista di quattro partiti o gruppi che hanno tutti una cosa in comune. Siamo tutti d’accordo che nulla è possibile finché non abbandoniamo l’euro. L’ Europa ci ha portati in una depressione peggiore di quella del 1929. Ha portato alla umiliazione ed al fallimento di mote persone, come i Greci, tutto ciò per mantenere quello strumento infernale che è l’Euro. Questo disastro è stato decorato con una collana di menzogne, gridate sempre più ad alta voce per la paura che il danno colossale arrecato venga scoperto” dice Borghi. Definisce il risultato di 59 a 41% nel referendum uno shock per i poteri forti dell’Italia. “Sono totalmente terrorizzati perché nessuna delle loro leve di controllo sta funzionando” dice “hanno investito un’enormità di prestigio nella campagna. Confindustria, le Camere di Commercio, tutti i grandi datori di lavoro italiani erano a favore del sì. Dicevano che le banche sarebbero fallite, che avremmo perso tutti i nostri risparmi, che saremmo andati all’inferno se avessimo votato no, ma non ha funzionato. E` stata la replica di Brexit” dice. Il Professor Borghi dice che l’abbandono dell’euro sarà complesso, ma che esistono modi di mitigare gli effetti negativi, primo tra tutti creare liquidità parallela e lasciarla filtrare nella vita quotidiana. Il tesoro italiano ha € 90 miliardi di arretrati da pagare su contratti. Potrebbero essere pagati emettendo titoli di debito dello stato per tagli da € 50, € 20, € 10 o perfino € 5, guadagnandoci il tempo di creare una seconda divisa. Quando il tempo sarà arrivato, potremo girare sulla nuova divisa. L’operazione può essere compiuta elettronicamente. Non abbiamo nemmeno la necessità di stampare carta” dice. Il professor Borghi dice che la soluzione più pulita è che la Germania lasci l’eurozona. Se ciò non fosse possibile, l’Italia può approvare una legge che converte i titoli di debito in lire nello spazio di una notte – o in fiorini, come preferisce chiamare la nuova valuta , richiamandosi ai giorni di Firenze governata dai Medici. “Le perdite andrebbero alle banche centrali attraverso il meccanismo Target 2” dice. Ciò significa che la Banca d’Italia ripagherebbe € 355 miliardi di debiti ai corrispondenti dell’Eurozona (principalmente la Bundesbank) in lire svalutate. La Bundesbank ricaverebbe una immediata perdita sui suoi crediti – per un totale fino ad € 700 miliardi nel caso improbabile di abbandono generalizzato dell’Euro. Queste somme sono, in un certo senso, una finzione contabile. L’esperimento che ha fatto da test è stato il crollo del Franco Svizzero che era legato alle quotazioni dell’euro, avvenuto in gennaio 2015. La Banca Nazionale Svizzera ha sofferto enormi perdite teoriche sulle sue posizioni in titoli di debito dell’eurozona quando il Franco si è rivalutato (non è un errore, cosi è scritto nel giornale: prima crollo del Franco, poi rivalutazione, conoscendo la persona, credo che la confusione sia stata possibile), ma la vita è continuata nonostante tutto. La scommessa è che, una volta lanciato il dado, le ampie disponibilità depositate dagli italiani a Londra, New York, Parigi o Monaco, o detenute in cassette di sicurezza in Svizzera, tornerebbero in circolazione all’interno del paese dopo il ritorno di un cambio liberamente fluttuante. Gli investitori esteri guarderebbero all’Italia come un paese con prospettive competitive molto migliori. “Non vedo alcun disastro. Non è possibile deprimere la nostra valuta, visto che la nostra bilancia dei pagamenti è attiva, con un cambio debole avremmo un surplus ancora maggiore.” Per gli euroscettici italiani un ritorno alla lira sarebbe una liberazione dopo 15 anni di decadenza economica che ha depresso la parte manifatturiera del paese. La produzione industriale è calata ai livelli del 1980, il GDP reale pro capite è sceso del 13%. Una relazione dell’ISTAT uscita questa settimana dice che il numero degli abitanti a rischi di povertà ed esclusione sociale è salito lo scorso anno al 28.7% della popolazione, con un picco del 46.4% nel Sud e del 55% in Sicilia – l’epicentro del voto no al referendum. Uno studio realizzato da Mediobanca mostra che il tasso di crescita dell’economia Italiana ha seguito fedelmente quello dell’economia tedesca per trenta anni esatti. La regolarità si è interrotta con l’avvento dell’Euro, che ha impedito le svalutazioni ed ha portato ad una lenta ma fatale perdita di competitività sul costo del lavoro – come una aragosta bollita viva. A questo effetto si aggiunge la stretta monetaria e fiscale attuata dal 2010-2014, un errore di politica che ha causato la crisi del debito delle’ EMU e ci ha portato alla doppia recessione. A sua volta questa ha spinto l’Italia al limite ed ha provocato la crisi bancaria. L’uscita dall’Euro darebbe al paese la libertà fiscale che romperebbe la trappola deflazionistica, consentirebbe il salvataggio delle banche con un loro ricapitalizzazione statale secondo la strada mostrata dal programma TARP in USA – proibito dalle regole contro gli aiuti di stato della Unione Europea, a meno che l’Italia non accetti di inghiottire le misure draconiane previste dall’ Unione. Il Prof. Borghi dice che le regole dell’unione riguardanti il bail in bancario devono essere eliminiate. “Quando inizi a toccare i risparmi di depositanti e obbligazionisti – che non si sono comportati in modo irresponsabile – stai dicendo alla gente che non si può fidare delle banche” dice. “Ciò che la Unione Europea ha ottenuto è solamente il collasso delle quotazioni delle azioni bancarie italiane dell’85% dallo scorso novembre. Bisogna intervenire per salvare il sistema bancario, altrimenti tutto è distrutto” dichiara. Il professor Borghi è il responsabile della strategia economica per la Lega Nord, ma ciò che sta emergendo è una alleanza tattica tra il suo partito e il Movimento 5 Stelle, che ha posizioni orientate più a sinistra. Il totale di preferenze dei due partiti oggi somma 44% secondo i sondaggi. Gli economisti di entrambi i partiti lavorano assieme in quella che sta diventando una scuola di euroscetticismo. Le componenti iniziali del Movimento 5 Stelle sono sempre state contrarie a patti con qualunque altro gruppo politico, considerando l’intero panorama politico italiano marcio al midollo. Ma Grillo dichiara che il partito si sta avvicinando al potere, deve quindi prepararsi a compromessi. “Siamo in una spirale verso il governo” ha dichiarato. Prof Borghi non ha illusioni che l’abbandono dell’euro risolva i problemi profondamente radicati dell’Italia, ma insiste che Italexit è una condizione minima. “Sarà dura, ma senza la nostra valuta correttamente prezzata, non avremo la possibilità di fare nulla, qualunque impegno ci mettiamo” dice.

Brevi osservazioni alle affermazioni lette:

  • L’abbandono dell’Euro, a differenza di quanto indica il Prof. Borghi, non è una decisione già presa anche da altri (che dichiarano invece di volerla lasciare ad un referendum popolare, per quanto ammisibile secondo il testo della costituzione che abbiamo scelto di mantenere);
  • Non è l’Europa che ci ha portati nella depressione, è l’incapacità dei politici di superare i nazionalismi che ha impedito il completamento delle regole di governo della zona economica che da sempre si sapeva dovevano essere completate (soprattutto l’unione fiscale e politica);
  • Riguardo alla valutazione di cosa viene dopo il referendum, esiste ancora la speranza che i danni paventati non si manifestino, è comunque presto per dichiarare che non si manifesteranno con certezza;
  • In che modo Borghi puo` immaginare la creazione di una “liquidità parallela” all’euro per risolvere il problema: il professore dovrebbe sapere che l’istituto emittente (banca centrale) ha il monopolio nell’emissione della moneta, la creazione di una “liquidità parallela” non rispetterebbe questa caratteristica elementare del sistema monetario;
  • Che vantaggio si creerebbe con la creazione di strumenti di debito di taglio nominale ridotto? (tagli da 50, 20, 10 e anche 5 euro);
  • Quando avanza l’ipotesi di ridenominazione elettronica della divisa, implicitamente assume l’esistenza di un sistema dove il contante è stato abolito: chi ha avviato il progetto? Chi lo sta gestendo? E` già stato deciso? Per quanto capisco, nessun governo al mondo ha deciso di eliminare il contante (nemmeno l’esperimento indiano di questi giorni era cosi ambizioso);
  • La Germania potrebbe lasciare l’eurozona, solo di sua autonoma scelta, non perché invitata a farlo dal Prof Borghi (cosi è previsto nelle norme che regolano l’esistenza della zona euro, il candidato ministro delle finanze, nonché professore universitario, dovrebbe saperlo);
  • La conversione da un giorno all’altro del debito pubblico da euro a lire, corrisponde a un default, per realizzarlo esiste una via piu` semplice, lo so dichiara in modo esplicito;
  • Potremmo offrire alla Bundesbank un rimborso in lire svalutate, visto che la perdita della Bundesbank sarebbe fittizia, non ci dovremo attendere nessuna reazione da parte della Germania, cosi vede la realtà il nostro possibile ministro delle finanze (la Bundesbank è la banca centrale della Repubblica Federale Tedesca, in quanto tale lavora nell’interesse dei cittadini tedeschi, non la riesco ad immaginare indifferente alla proposta del nostro aspirante ministro delle finanze, il cittadino tedesco non considera i suoi risparmi delle “finzioni contabili”, credo nemmeno quello italiano);
  • La svalutazione della divisa nazionale avrebbe sicuramente l’effetto di rendere competitivo il nostro costo del lavoro, se il prof Borghi è laureato in economia, avrà sicuramente studiato gli effetti di una politica del cambio debole sul tessuto economico del paese che la attua: le specializzazioni del sistema produttivo si orientano verso i settori a basso valore aggiunto, che competono grazie ad un basso costo del lavoro, che quindi confinano le prospettive del paese alle possibilità che anche i paesi emergenti stanno abbandonando, in altre parole, ci troveremo a competere con le zone depresse dell’India, la capacità manifatturiera della Corea del Nord, della Cambogia, per poco ancora del Vietnam (mi pare superfluo ricordare che assieme all’allineamento competitivo in termini di costo del lavoro, sarà inevitabile anche quello del nostro stato sociale, non conosco l’offerta sanitaria, scolastica, il diritto del lavoro, …, della Corea del Nord per esempio);
  • La salvezza del sistema bancario (italiano oggi, ma altri domani) si sta preparando con l’unione bancaria europea, precursore dell’inevitabile unione fiscale, troppo lentamente raggiunta, ma soluzione anch’essa dei problemi economici che stanno affliggendo il continente (problemi non solo di nostra esclusiva origine politica, ma anche creati dall’evoluzione tecnologica);
  • Ultima osservazione mi viene dal fatto che già alle scuole elementari avevo imparato che l’Italia è un paese totalmente privo di materie prime, che beneficia dell’esistenza di una forte imprenditorialità, che, nonostante il forte handicap di partenza, ha saputo collocare il paese ai vertici mondiali in tanti settori economici, la svalutazione per sostenere la parte più povera delle nostre lavorazioni, come detto consegnerebbe il paese immediatamente alla feroce concorrenza basata solo sul prezzo (facendo precipitare i ricchi contenuti dello stato sociale di cui oggi godiamo), dall’altra parte impoverirebbe immediatamente tutta la popolazione, il cui costo della vita verrebbe immediatamente esposto al maggiore costo delle importazioni, irrinunciabili per un paese completamente dedito alla trasformazione.

Mi domando infine a cosa serve competere sul costo della componente lavoro quando questa si riduce sempre di più in ogni prodotto da noi consumato? Vogliamo rendere competitivo il costo dell’uomo rispetto a quello di una macchina? Il problema qui è anche etico. Per sottolineare cosa significa l’applicazione delle tecnologie alle economie del nostro presente e del futuro non lontano, lascio il link ad un filmato su youtube (viene spiegato in inglese, ma le immagini sono più che eloquenti anche per chi preferisce la lingua madre) che esemplifica in modo chiaro la direzione presa dal mondo, nemmeno il prof Borghi può dichiarare di voler scendere.

 

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