to dell’Unione Bancaria Europea

bankingunion

Da tempo ormai in tutti i Bar Sport del paese si è capito che il coraggioso e ambizioso progetto lanciato da Kohl e Mitterrand era partito incompleto. Per potere sopravvivere alla prima crisi avrebbe avuto bisogno del sostegno di una unione fiscale, e con essa anche una unione bancaria.

Per un lungo tempo dalla nascita dell’ Euro abbiamo avuto la fortuna di non convivere con una vera crisi, alla fine è arrivata, con tutti gli interessi legati al suo lungo ritardo.

La creazione incompleta allora lanciata, grazie al favorevole ambiente economico, ha potuto gradualmente diffondere l’illusione che i suoi deficit non fossero poi così rilevanti, il risultato che abbiamo visto si svolge mostrando un modo politico inizialmente attivo a proseguire il completamento delle tante cose che mancavano, poi sempre più soddisfatto degli agi offerti dall’eredità degli anni di Clinton e Greenspan, indifferente al primo incidente legato allora alla New Economy, infine presuntuoso, forse anche un po’ ignorante, probabilmente molto intontito dalla lunga dolce vita trascorsa nell’affrontare l’ultima crisi.

Al rimboccarsi le maniche, anche se in ritardo, tutto il continente ha preferito mostrare un crescendo di litigiosità disordinata degna delle migliori commedie di Carlo Goldoni (di cui a breve cade un anniversario tondo, nato infatti il 25 febbraio 1707).

Tra gli incidenti, ad esempio il rialzo dei tassi sostenuto Jurgen Stark, capo dell’ufficio studi della Banca Centrale Europea ai tempi di Trichet (per inciso, di Stark si può dire letteralmente, senza timore di smentita “due braccia rubate all’agricoltura” in quanto il padre era un produttore di uno scarso vinello del Rheinhessen) e difficoltà varie (ce ne ricordiamo di tutti i colori, non esattamente edificanti di fronte ai nostri figli minori, basti pensare a Berlusconi, Sarkozy e filmetti simili), l’operare silenzioso, metaforicamente in trincea, di Draghi, ha portato il continente ad accettare una forma, anche qui incompleta, di unione bancaria (inevitabilmente preparatoria di una più esplicita unione fiscale, non immediatamente dichiarabile, per evidenti ragioni elettorali).

Sembra di assistere ad un nuovo pezzo teatrale, in cui il Governatore Italiano di una istituzione nata in piena eredità teutonica, deve gestire il sentimento offeso di chi si attribuisce la piena paternità dell’istituzione. Siamo ad uno stadio avanzato del progetto, i mercati non ne vogliono vedere le prospettive, il governatore, per non smontare il paziente lavoro di tessitura, non mostra quanto raggiunto, eppure, inaspettatamente, parte una accelerata totalmente inattesa.

L’Italia soffre per varie ragioni nella dimensione e nel costo del suo debito pubblico, tali sofferenze, con calma, ma senza incertezze, arrivano a minare il sistema finanziario del paese, la stessa Germania, bancariamente per niente solida, mostra vertiginosi barcollamenti (perfino Trump riesce a dare un non disinteressato aiuto), la morsa del mastino Weidmann inizia però oggi a non farsi sentire proprio in un momento in cui le circostanze avrebbero potuto dargli maggiore sostegno (la politica monetaria della ECB è ancora chiaramente espansiva in un momento in cui occupazione, sviluppo economico ed inflazione stanno iniziando a dare i segnali cercati da tempo): novità dovuta alle preoccupazioni confessate da Draghi e raccolte dalla agenzia Reuters (http://www.reuters.com/article/us-ecb-eurozone-idUSKBN1542KL) dove traspare forse la disperazione che lo fa ammettere la possibilità dell’uscita di un paese dalla zona Euro?

In questo panorama, caratterizzato spesso dalla pochezza della classe politica in carica, principe l’ineffabile budino, il presidente Francese Hollande (mai nella storia francese un presidente ha goduto di un livello così basso di approvazione del suo operato), il vero colpo di reni a realizzare l’irrealizzabile viene proprio dalla componente più debole del sistema: l’unione bancaria e finanziaria si sta realizzando proprio a Parigi, dove Pioneer si è già accasata, l’ormai defunta Generali stava per arrivare, il Gruppo Unicredito sembra pronto ad accasarsi.

L’evoluzione che stiamo osservando è necessaria, il sistema bancario Europeo è esageratamente frammentato se confrontato con quello USA, la solidità della parte italiana del sistema sarà sempre in dubbio finche` i conti pubblici ci priveranno della tranquillità cercata dai risparmiatori, storicamente il sistema tedesco non può sostenere di essere stato capace di offrire esempi virtuosi (ricordiamo Dresdner Bank, Commerzbank, Deutsche Bank di oggi, non guardiamo solo alla Bundesbank, da cui comunque veniva Stark!), è per sottrazione (per quale altro motivo, sotto la sapiente guida di Hollande?) che emerge la Francia come paese guida della finanza continentale (richiesta anche dall’uscita del Regno Unito dall’ Unione Europea).

Rispolvereremo il linguaggio delle corbeille, con numeri espressi in Franco Belga, per evitare le incomprensioni a cui la terminologia francese  inevitabilmente porterebbe (provate a leggere il numero 94 in francese parigino e rileggerlo in francese di Bruxelles).

Paris est toujours Paris, a` bientôt a tous.

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