Populismo, definizione incerta, significato meno

Salvador_Allende

Definizione di “populismo”: per molti anni gli studiosi di scienze politiche hanno affrontato diverse difficolta` per giungere ad una sua esatta definizione. Mobilitazione politica, ripetizione di simboli retorici per isprirare il popolo, formazione di una coalizione eterogenea che mira principalmente al seguito presso la classe popolare, ma include e spesso viene guidata da settori delle classi medie ed elevate. Nel populismo si riconoscono anche un insieme di proposte di riforma politica pensate per promuovere sviluppo senza creare conflitti di classe esplosivi (definizioni di Drake 1982). Gli obiettivi redistributivi sono centrali al paradigma politico populista.

Esiste una notevole difficolta` nell’ottenere il consenso nel dibattito tra “monetaristi” e “strutturalisti”. I nomi sono cambiati, ma la discussione tra gli uni e gli altri continua (Seers 1964).

Seers afferma nel 1962 “non si tratta solamente di un tema tecnico nella teoria economica, “al cuore della controversia tra monetaristi e strutturalisti ci sono due modi diversi di guardare allo sviluppo economico, due attitudini completamente diverse verso la natura del cambiamento sociale, due diverse valutazioni sugli scopi dell’attivita` economica e della politica economica, e due opinioni incompatibili su quanto e` politicamente possibile”.

Il paradigma populista e` tipicamente una reazione contro una esperienza “monetarista”. Le fasi dell’esperienza sono le seguenti:

–          Condizioni iniziali: il paese ha sperimentato una crescita lenta, stagnazione o esplicita depressione come risultato di tentativi di stabilizzazione precedenti. L’esperienza, solitamente all’interno di un programma del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha prodotto una riduzione della crescita e degli standard di qualita` della vita. Forti diseguaglianze offrono attrattivita` economica e politica a favore di programmi economici radicalmente diversi. La stabilizzazione iniziale produrra` un miglioramento nei conti nazionali e nella bilancia dei pagamenti con l’estero in misura sufficiente (non sinonimo di saggiamente) a seguire un programma fortemente espansionista.

–          No vincoli: i decisori politici rifiutano esplicitamente il paradigma conservatore. La capacita` produttiva inutilizzata viene vista come sostegno alla possibilita` dell’espansione. Le riserve esistenti assieme alla possibilita` di razionare le riverve valutarie estere offorno la possibilita` di realizzare la crescita evitando il rischio di scontrarsi con vincoli esterni. I rischi del finanziamento basato sul deficit sottolineati dal pensiero tradizionale vengono presentati come esagerati o addirittura irragionevoli. L’espansione non produce inflazione (in assenza di svalutazione), dato che la capacita` produttiva inutilizzata e i costi decrescenti contengono le pressioni sui costi, esiste lo spazio per contenere i margini di utile attuando controlli sui prezzi.

–          Indicazioni di Politica. I programmi populisti sottolineano tre elementi: riavvio, ridistribuzione del reddito e ristrutturazione dell’economia. Il comune denominatore e` riattivazione con ridistribuzione. La politica suggerita e` la ridistribuzione dei redditi, normalmente attraverso ampli incrementi salariali reali. La svalutazione viene respinta per il suo impatto inflattivo e sul tenore di vita. La ristrutturazione economica viene proposta per risparmiare sul consumo delle riserve valutarie e per sostenere il piu` alto livello di salari reali e di crescita.

 

–          Fase I: nella prima fase, gli attori politici ottengono piena ragione sia nella loro diagnosi che nelle loro prescrizioni: la crescita economica, dei salari reali e dell’occupazione sono alte, le politiche economiche seguite non sono altro che di successo. I controlli assicurano che l’inflazione non sia un problema, le carenze di offerta sono coperte da importazioni. Il consumo delle riserve esistenti e la disponibilita` di importazioni (finanziate da utilizzo delle riserve inizialmente esistenti o dalla sospensione dei pagamenti verso l’estero) consentono l’espansione della domanda interna con impatto inflattivo minimo.

–          Fase II: L’economia inizia ad incontrare colli di bottiglia, in parte come risultato della forte espansione della domanda per i beni di produzione interna, in parte anche per la crescente carenza di disponibilita` valutarie. Dove il decumulo delle scorte e` stato una importante caratteristica della prima fase, il basso livello delle stesse e del loro rinnovo, sono oggi la fonte di problemi. Riallineamenti di prezzo, svalutazione, controllo nel mercato dei cambi protezionismo diventano oggi necessari. L’inflazione cresce ad un tasso considerevole, i salari la seguono alla pari. Il deficit di bilancio peggiora in modo molto pesante come risultato dei sussidi sui salari, sui beni e nella gestione della posizione in  cambi.

–          Fase III: diffuse scarsita` di beni, accelerazione estrema dell’inflazione, fughe di capitali e demonetizzazione dell’economia (baratto). Il deficit di bilancio deteriora violentemente a causa di un forte declino nella raccolta fiscale e del crescente costo dei sostegni all’economia. Il governo tenta di stabilizzare i conti con il taglio dei sostegni economici e con la svalutazione reale. I salari reali scendono in modo molto significativo, il clima politico diventa instabile. Diventa chiaro a tutti che il governo ha perso la sua partita.

–          Fase IV: La stabilizzazione ortodossa viene perseguita con un nuovo governo. Il programma del FMI viene messo in atto, quando tutto sara` stato completato i salari reali saranno enormemente ridotti, ad un livello nettamente inferiore a quello corrispondente all’inizio di questa esperienza. Il declino ottenuto mostrera` caratteristiche di forte stabilita` dato che la politica e l’economia dell’esperienza avranno depresso gli investimenti e promosso la fuga dei capitali. Il declino dei salari reali sara` estremo per una semplicissima considerazione: il capitale si muove oltre i confini, il lavoro no.

 

Estratto da “The Macroeconomics of Populism in Latin America NBER Working Paper 2986 Maggio 1989, di Rudiger Dornbush e Sebastian Edwards.

Per gradi, adattiamo le osservazioni ad una realta` con minore liberta` nella politica monetaria, del cambio e fiscale, possiamo immaginare di trovarci circa 30 anni dopo, in altra parte del mondo, dove, controvolglisa, sempre lo stesso Fondo Monetario Internazionale, si e` trovato coinvolto.

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