Corte dei conti: pressione fiscale nel mirino

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Arrotondando i numeri per semplicita`, senza cambiare il loro significato, un debito pubblico pari al 135% del GDP che costa contabilmente allo Stato circa il 3.50% all'anno si confronta con un GDP che cresce circa l'1,50% all'anno. Significa che la dimensione del debito cresce, in pareggio di bilancio, di oltre il 3% all'anno, spiegando perche, nonostante una tassazione alta e crescente il debito non appare domato.

Sicuramente il “cuneo fiscale” contribuisce al mantenimento di un circolo vizioso che produce un costante ma sicuro peggioramento dei conti.

Quale soluzione?  Due testi recenti mostrano un possibile percorso: Non Standard Monetary Policy and Financial Stability (Huw Pull e Lucrezia Reichlin, Novembre 2016), A new Start for the Eurozone: Dealing with Debt (AAVV, Marzo 2015 CEPR Press). Esiste ancora la possibilita` per l’Italia di vedere ridotto il debito nazionale al 75% circa del GDP, grazie alla nascita ipotizzata del debito federale Europeo. Da non trascurare pero` che in tale evoluzione il debito nazionale Italiano diventerebbe esplicitamente non garantito da nessun altro che la Repubblica Italiana, il suo costo oggi al 3.50% circa in presenza della speranza di un aiuto esterno, nella certezza di non aiuto, potrebbe crescere, diciamo al 4% per non essere troppo pessimisti. Se non cambiano le condizioni al contorno, e quindi la crescita economica nazionale rimane all’ 1.50%, il 4% di costo del debito applicato al 75% del GDP (dimensione del debito residuo dopo la nascita del debito federale), diventerebbe il 3% di un GDP che continua a svilupparsi ad un tasso inferiore. L’artificio proposto nei due testi citati porterebbe ad un beneficio momentaneo e quindi a nuovi problemi di cuneo fiscale futuri.

Cosa rimane? Una riduzione ben piu` consistente nella dimensione del debito pubblico, dopo avere contribuito alla nascita del debito federale con il conferimento di parte del debito nazionale. Come la si puo` realizzare? La Corte dei Conti evita accuratamente la risposta, fermandosi all’osservazione suggerita dal compianto Massimo Catalano (allievo dell’illustre Renzo Arbore e reso famoso dalle indimenticabili serate di “Quelli della Notte”), Andy Luotto ci illuminera`, anche nel rispetto dei suoi loquaci silenzi.

 

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