L’Euro, una grande foglia di fico

FogliaFico

Eurozona (statistiche FMI)
Bilancio primario medio in percentuale su GDP dal 1995 ad oggi Costo medio del debito in percentuale del GDP dal 1995 ad oggi
Belgio 2.5 Olanda -2
Italia 2.1 Irlanda -2.2
Germania 2 Germania -2.3
Olanda 0 Austria -2.4
Irlanda -1 Francia -2.5
Grecia -1.1 Spagna -2.5
Francia -1.1 Portogallo -3.2
Spagna -1.4 Belgio -4.6
Austria -1.7 Italia -5.5
Portogallo -2 Grecia -6.1
Costo unitario del lavoro in Italia a fine 2016: +11% vs media Eurozona (OECD)
Produttivita` del lavoro in Italia a fine 2016: -12% vs media Eurozona (OECD)

 

Le statistiche mostrate dalla tabelle qui esposte raccontano una storia diversa da quella che appare sui principali media: la gestione delle finanze pubbliche testimonia la responsabilità di chi amministra la cosa pubblica (la copertura di un orizzonte temporale che va dal 1995 al 2016, periodo durante il quale si sono avvicendati partiti e governi diversi alla guida del paese dovrebbe assicurare l’assenza di una valutazione pregiudiziale), i cui meriti non vengono riconosciuti molto probabilmente a causa da un lato della dimensione del problema di partenza (entità del debito pubblico), dall’altro dal significato che lo stesso determina sulle attese future (sua sostenibilità e significato della stessa) per l’economia nazionale.

Le due noticine sottostanti alle tabelle indirizzano verso la ricerca delle responsabilità (anche effetti negativi della dimensione del debito pubblico): il maggiore costo unitario del lavoro in Italia è in parte riconducibile anche agli oneri impropri che gravano sullo stesso (cuneo fiscale?), la bassa produttività dello stesso soffre di ragioni diverse ma comunque interne (normativa sul lavoro?).

Dove sfocia l’effetto di un maggiore costo del lavoro accoppiato ad una sua minore produttività? Gli incagli bancari sono il peggiore sintomo della debolezza italiana, assorbono capitale, generano perdite e fermano il rifinanziamento dell’economia minandola una seconda volta. Gli effetti conseguenti si contano in un debito pubblico che non smette di salire, assieme ad una disoccupazione che non si riassorbe.

Scendendo in campo un pochino più tecnico, ma che vale la pena esplorare, la lettura del funzionamento dei saldi Target 2 (i flussi di pagamento tra le banche centrali dell’Eurozona, originati dai capitali in uscita da un paese ed in ingresso in un altro) mostrerebbe una posizione debitoria del sistema Italia verso il sistema Germania pari già al 20% del GDP Italiano, a testimonianza di un complotto (altri direbbero) giudaico-massonico contro il nostro Paese. Sapendo che il saldo debitorio Target 2 dell’ Italia verso la Germania si forma anche quando un investitore vende ad esempio la sua posizione in BTP per sostituirla con una in Bund, capiamo che una parte non piccola di tali saldi è legata puramente a movimenti di gestione di portafogli mobiliari. Facciamo un piccolo passo avanti e ci ricordiamo che, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, il mercato italiano rappresenta uno dei maggiori serbatoi al mondo di risparmio privato, la domanda viene spontanea: quanto nella dimensione dei saldi Target 2 è leggibile come sfiducia degli stessi italiani nel loro paese?

Comunque si giri la “frittata” è sempre più evidente che la presenza dell’Euro ha, fino ad ora, consentito all’Italia di ammorbidire la conoscenza di una realtà quasi totalmente interna, ancora da dimostrare che l’Euro ne sia l’origine. Si potrebbe concludere che dovrebbe apparire più utile iniziare a valutare cosa fare domani, togliendo le foglie di fico e riconoscendo esplicitamente strumenti e obiettivi.

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