Globalizzazione, Protezionismi (e peggio?)

VenezuelaSupermercati

Scaffali di un supermercato a Caracas

https://www.sachverstaendigenrat-wirtschaft.de/fileadmin/dateiablage/gutachten/jg201617/Chapter_12.pdf

Il link indicato di porta al capitolo dedicato alla politica commerciale suggerita alla Repubblica Federale Tedesca nella sua relazione con la Cina, al sito troverete elencati i nomi degli economisti che ogni anno preparano il rapporto per informare il loro governo su quanto vedono e immaginano utile per il loro paese.

I titoli dei paragrafi in cui si compone lo scritto attraggono immediatamente l’interesse del lettore attento anche agli impatti che le due economie possono avere sugli sviluppi di quelle limitrofe. In particolare, la percepita debolezza nella crescita delle esportazioni tedesche verso il grande paese orientale viene visto come potenziale rischio per chi, come l’Italia, occupa settori produttivi molto simili, spesso in concorrenza con le aziende del paese tedesco? La grande esportazione di macchine utensili fino ad oggi avvenuta, viene gradualmente sostituita con la domanda di beni di consumo interno, un prodotto di tipica esportazione tedesca (ma anche italiana) vede oggi calare la domanda che lo aveva fino a poco fa sostenuto. L’ex importante cliente sta oggi diventando un concorrente credibile sui mercati internazionali, il testo dell’analisi qui indicato conferma che i problemi di qualità dei concorrenti Cinesi appartengono ormai al passato, la maestria raggiunta nell’uso delle tecnologie più aggiornate procurate negli ultimi anni grazie alle importazione dai paesi Europei hanno creato una capacità interna di soddisfazione della domanda di consumi che fino a poco tempo fa doveva trovare risposta quasi esclusivamente nelle importazioni.

Molto interessante il paragrafo intitolato “China as an investor”, nel quale vengono commentati gli investimenti esteri della Cina, si ricorda la partecipazione dello stato alla gran parte delle operazioni e si segnala la carenza di reciprocità nelle condizioni di apertura offerte dalla Germania a confronto con quella trovata dalle aziende tedesche (ma anche di altre nazionalita) che si recano in Cina. Il consiglio degli esperti al governo Tedesco, per il bene dell’industria e quindi dell’occupazione tedesca, è che, nonostante la serietà del problema e l’importanza dell’ostruzionismo locale all’ingresso di operatori stranieri, è di mantenere senza dubbio l’attuale ampia apertura, pur in presenza del notevole squilibrio citato. La libertà di movimento dei capitali è riconosciuta come un indubbio vantaggio per l’economia tedesca, ben più importante dei fastidi artificiosamente creati dal sistema chiuso con cui si confrontano. Poco dopo, lo stesso paragrafo tratta anche del tema del rispetto della proprietà intellettuale da parte sempre della Cina, definisce esagerate le preoccupazioni delle aziende tedesche che vedrebbero il loro vantaggio competitivo eroso dalla migrazione di conoscenza che avviene sia attraverso le acquisizioni mirate che attraverso la violazione delle protezioni date dai brevetti. L’utilizzo delle previste misure di sanzione a queste irregolarità è sicuramente meno costoso che l’interruzione del libero flusso dei capitali. L’affermazione però più interessante è quella immediatamente successiva: il trasferimento di tecnologia offre alle aziende tedesche nuove opportunità. Gli investitori cinesi diventano in questo modo dei partner commerciali ancora più interessanti per l’operatore tedesco, anche dove la parte cinese diventasse un concorrente temibile per il tedesco in passato dominante la cosa non viene letta necessariamente come un danno. L’incentivo a che il leader tecnologico non si sieda sui suoi successi diventa ancora più forte. L’ adattamento al progresso tecnologico richiesto al leader che vuole rimanere tale deve essere pronto, immediato, con o senza il trasferimento del know how ai cinesi. Corretto spingere a che anche la Cina si apra maggiormente nelle relazioni commerciali internazionali, dannoso sicuramente chiudersi per risposta alla chiusura altrui. Il contrasto con le dichiarazioni pubbliche del presidente Trump non può essere più evidente.

Quanto sopra può esistere solo in un sistema economico che investe in educazione a tutti i livelli, la sa usare ed evita di perderla. Vergognoso quindi assistere al teatrino offerto dal rappresentante della seconda più importante carica della Repubblica Italiana, che si presenta a studenti veri, dichiarando a quasi 30 anni suonati di avere abbandonato l’università (ripeto, ad una età in cui chi gli stava di fronte avrà già prodotto qualcosa per il proprio paese) per dedicarsi alla patria. Quella stessa patria che quotidianamente lotta sugli stessi mercati dove altri, invece di invocare una taumaturgica svalutazione, benedicono il momento in cui il concorrente cinese si appropria delle loro tecnologie. il cavallo di Troia era stato mediterraneo, tanti, tanti anni fa.

Unica attenuante concedibile all’insulto subito è la dichiarazione fatta (ma non adeguatamente pubblicizzata) di avere come modello il Venezuela per il futuro dell’Italia, ma allora, anche qui una domanda emerge inevitabile: perché` Harvard e non Caracas (passeggiata senza scorta pero`)? Al link sottostante una ripresa registrata ieri lungo le strade della capitale Venezuelana, la foto di apertura descrive l’obiettivo dichiarato).

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