Spunti dal discorso di Mario Draghi per l’assegnazione della medaglia d’oro della Fondazione Jean Monnet per l’Europa

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“I problemi che i nostri paesi devono risolvere non sono gli stessi del 1950. Il metodo rimane lo stesso: trasferimento di potere ad istituzioni comunitarie, decisioni a maggioranza e approccio comune alla soluzione di problemi sono le uniche risposte nell’attuale stato di crisi” (1974), con questa frase di Monnet inizia l’intervento del Presidente della BCE.

Gli aspetti del metodo Monnet che Draghi sottolinea come irrinunciabili sono: efficacia, sussidiarieta`, senso della direzione, sostegno democratico.

Ricorda la dimensione delle sfide da affrontare al tempo di Monnet, riconosciute come superiori alle capacità dei singoli Stati. L’obiettivo dichiarato da Monnet era quello di restituire ai governi la possibilità di adempiere ai loro mandati, quindi di lavorare per assicurare la sicurezza, la libertà e per creare le condizioni di prosperità per i loro elettori. L’attenzione era volta quindi all’efficacia dell’azione intrapresa, l’abbandono (spiegato) del modello di collaborazione internazionale (bilaterale potremmo anche oggi dire) che aveva dominato la prima metà del 20mo secolo (con i noti risultati) produce inevitabilmente la proposta poi seguita di adozione di un modello sovranazionale.

Nelle parole di Monnet “la collaborazione internazionale, per quanto importante possa essere, non risolve nulla. Quello che va ricercato è la fusione degli interessi delle popolazioni Europee, non la ricerca del solo equilibrio tra quegli interessi” (1976, Memorie). Il modello decisionale sovranazionale basato su istituzioni comuni e voto maggioritario di Monnet permetteva la decisione e l’esecuzione nell’interesse comune, lo sfruttamento di economie di scala e la conseguente maggiore efficacia dell’azione politica. Il concetto di sovranità veniva letto nel senso positivo, di sua capacità di raggiungimento di un risultato voluto. In questo modo il trasferimento di sovranità ad un ente comune veniva visto come strumentale al raggiungimento di un obiettivo superiore o allo stesso livello, ma a minor costo (estensione della sovranità originaria). La gentilezza con cui Draghi ripropone il tema caro a Monnet, sposato da chi gli è seguito, ma platealmente dimenticato, per non dire osteggiato da chi ha preso il testimone lasciato da Kohl e Mitterrand, non nasconde un invito a pensare all’attuale modo di condurre le cose comuni imposto dalla guida del paese di riferimento dell’Unione. La preferenza agli accordi bilaterali, il quotidiano calpestare le istituzioni preposte alla soluzione a livello di Unione dei problemi individuati, nella logica descritta da Monnet indirizzati alle soluzioni sussidiarie, fanno parte di quei non dichiarati meccanismi che hanno così gravemente danneggiato l’edificio Europeo.

Per evitare che dominasse il concetto di privazione (che oggi sentiamo nel parlare di sopranazionalità` di decisioni, enti, …) Monnet preferì parlare di sussidiarietà, anche perché l’unione delle diverse sovranità, anche producendo un miglioramento nell’efficacia, doveva mantenere la sua legittimazione democratica (non perfettamente garantita in assenza della dovuta trasparenza).

“La strada che percorriamo è meno importante della direzione in cui viaggiamo” chiarisce perfettamente che l’inizio del progetto Europeo in campo economico non significava l’esclusione dell’unione politica. Già allora nel pensiero di Monnet esisteva l’obiettivo dell’unione monetaria e di quella politica. La natura politica del progetto Europeo è dichiarata dal suo inizio, nella trasparenza assoluta (nel discorso di Draghi l’importanza della trasparenza e` spesso sottolineata).

Draghi tocca esplicitamente temi oggi attualissimi e di grande pericolosità per l’Europa nel suo insieme. La soddisfazione di quanto raggiunto, il pericolo di compiacersi e dichiararsi soddisfatti possono portare alla impercettibile, silenziosa, graduale perdita di quanto conquistato, proprio nel momento in cui il peso economico e politico globale dell’Europa inizia a mostrarsi più debole. Riprendendo le parole di Monnet pronunciate nel 1954 dove affermava che le nazioni Europee erano troppo piccole di fronte alle dimensioni Russa e Statunitense di allora ed alle prospettive della Cina e dell’India, ricorda che l’Europa rappresentava il 37% del GDP globale e il 13% della popolazione, oggi questi stessi numeri sono, rispettivamente, 24% e 7%, l’odierna importanza dell’unione e dello sfruttamento delle economie di scala è nettamente superiore ad allora, ancora meno comprensibile quindi l’incapacità o non volontà di azione comune continuamente osservata in questi ultimi anni (vedasi la gestione della crisi Greca come esempio più evidente di gestione esclusivamente bilaterale, con aggiunta del pasticcio del Fondo monetario Internazionale, inevitabilmente danneggiato nella sua immagine internazionale dall’episodio).

A quanto sopra si aggiunga l’evoluzione delle relazioni globali legate alla tecnologia e all’ambiente, l’Unione Europea ha oggi 60 anni, durante i quali l’ambiente e le tecnologie sono anche esse cresciute.

Ulteriore sostegno alle idee di Monnet è dato dalla scelta a favore di scambi commerciali aperti. L’apertura degli scambi non è ordinata da nessuno, ma la rinuncia agli stessi si tradurrebbe in inutili danni autoinflitti da parte di chi la decidesse. La gestione dei vantaggi e svantaggi associati all’apertura dei commerci deve essere fatta inevitabilmente assieme tra le parti.

La descrizione del “Brussels effect” con il suo impatto sulle regole globali in termini di alimenti, prodotti chimici, protezione della privacy, dell’ambiente, capacità di esportare (imporre?) i valori Europei al di fuori dei nostri confini dimostra l’errore di chi afferma che la rinuncia alla leva offerta dall’Unione si tradurrebbe in una riconquista del controllo, la verità è esattamente contraria.

Da dove viene la disaffezione verso l’Europa oggi? In parte dall’attribuzione all’Europa di scelte che invece sono di competenza nazionale, molto anche dai difetti di seguito nominati.

Draghi, seguendo alla lettera il pensiero di Monnet, elenca tre aree di miglioramento in Europa: chiarezza dell’obiettivo del progetto Europeo (da intendersi come sua indicazione esplicita), raggiungimento degli obiettivi (quindi, dopo la loro dichiarazione, delega piena e riconoscimento delle relative responsabilità), le due condizioni appena indicate, se rispettate, consentono al cittadino di controllare il processo, perché il cittadino segnala con grande chiarezza di non accontentarsi del solo controllo sugli eventi, lo vuole anche sulla politica.

L’elezione di Macron alla presidenza Francese, seguita di pochi giorni al discorso di Draghi, è una forte, esplicita conferma del contenuto delle parole pronunciate a Losanna dal Presidente della Banca Centrale Europea. Lo scontento popolare diffuso e ben percepibile rispetto alla conduzione della politica Europea non trova manifestazione unicamente in spinte centrifughe estreme, fortunatamente è ancora capace di una espressione costruttiva.

Non va persa la sintesi di chiusura del ragionamento proposto a Losanna. Nella continuazione dei principi indicati da Monnet si trova la risposta alle aree di miglioramento: maggiore chiarezza sugli obiettivi, maggiore rigore nell’applicazione del principio di sussidiarietà nella valutazione dei passi di integrazione futuri. L’Europa non va imposta per gestire ciò che le parti possono fare da sole, serve solo dove offre chiaramente risposta alla domanda del cittadino e offre una soluzione efficace.

Se esistono dubbi sulla capacità dell’Unione EU di raggiungere il risultato, questi possono essere smontati portando a conclusione i progetti. La comprensione del senso di direzione è quindi essenziale, per evitare di perdersi a metà strada l’obiettivo finale deve essere noto ed esplicito.

Tutti concordano sull` incompletezza dell’Unione Economica e Monetaria, la mancanza di una visione condivisa sull’obiettivo non solo non lo rende raggiungibile, offre assenza di trasparenza al cittadino.

Richiamando il concetto di responsabilità`, che va assieme a quello di trasparenza (entrambi punti fermi nella dottrina di Monnet) Draghi si limita al suo: la ECB non può giustificare il suo comportamento solo in termini di risultati, i cittadini devono potere capire come e perché le scelte sono prese, la ECB si deve sottoporre ad ancora maggiore scrutinio.

Dopo l’elezione di Macron alla presidenza francese, almeno dal lato francese, appare maggiore chiarezza sulla direzione preferita (dichiarata dal candidatoe votata dall’elettore), non è ancora esplicito l’obiettivo Tedesco, la sua dichiarazione pre-elettorale aiuterebbe il cittadino tedesco in una scelta consapevole. I tempi sembrano stringersi, prima o dopo le elezioni tedesche un chiarimento sul tema negli ultimi venti anni sempre rinviato sta diventando più urgente, la possibilità di beneficiare di uno scontento costruttivo non è sempre data, ma la crisi istituzionale forse ha gia` raggiunto il punto da mostrare la necessita` di cui parla Monnet.

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