El Cid, eroi spagnoli e non solo

Nel film El Cid del 1961 (per la regia di Anthony Mann) l’eroe spagnolo – mentre guida in battaglia il suo esercito durante l’assedio di Valencia – viene colpito da una freccia e durante la notte muore. I suoi soldati pensano allora di ricoprirne il cadavere con l’armatura da combattimento, di issarlo sul suo indomito destriero e di farlo uscire dalla città alla testa delle sue truppe. Sorpresi e trafitti dal fulgore di quell’acciaio che riflette sulle loro schiere i raggi del sole, i Mori – che credevano ormai defunto il condottiero avversario – si perdono d’animo e fuggono verso il mare.

 

E’ pressoché certo che quell’episodio appartenga non alla realtà ma alla leggenda di Rodrigo Diaz conte di Bivar, meglio conosciuto con il nome di El Cid Campeador, l’eroe della reconquista della Spagna dopo ben sette secoli di dominazione araba (i cosiddetti Mori). E’ invece molto più probabile che – mutatis mutandis – il marchingegno usato per rimettere in sella ed in campo El Cid, sia il medesimo che è servito nel caso di Silvio Berlusconi. Con le dovute differenze, ovviamente: la limousine al posto del fedele cavallo ed il doppiopetto anziché l’armatura. Lungi da noi la tentazione di mettere a confronto i copricapi.

 

Raccontano altresì che Berlusconi, nella sua ultima visita a Mosca, abbia effettuato una visita privata e riservata al Mausoleo di Lenin, nella Piazza Rossa, informandosi accuratamente sulle tecniche di imbalsamazione a suo tempo usate. Saputo delle nuove scoperte della scienza che rendono disponibili tali tecniche per conservare persone ancora viventi, Berlusconi ha ricevuto ulteriore conferma delle sue aspirazioni d’immortalità.

Giuliano Cazzola

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#Brexit – One more time art anticipates events

In 1976 the Italian director Marco Ferreri published “La Derniere Femme” or “L’ Ultima Donna” a shocking film that closes with a scene offering a possible metaphor of what exactly 40 years later we have seen in England.

The scene describes a situation that fits perfectly also with the statement by Winston Churchill “the trouble with political suicide is that you live to regret it” (see our post on June 26th), here too the main character survives his action, potentially regretting it.

 

 

The Mapping Journey Project – Bouchra Khalili at the MoMA

 

La mostra di Bouchra Khalili aperta in questi giorni e descritta al link sotto riportato da Glenn Lowry (da anni direttore del sempre grande MoMA di New York) meriterebbe di passare dai musei Italiani, di essere diffusa in rete.

Si tratta di un’ opera multimediale composta di video e voci. Vi si racconta la storia della piu` recente migrazione umana, quella che molto spesso vede l’ Italia al suo centro. La scelta dell’ artista la ha portata a raccontare la storia sia delle persone che della nostra epoca evitando le figure umane, delle quali si vedono solo le dita e poco piu`, si sentono le voci, registrate in presa diretta, si ascolta una lingua italiana ben pronunciata e parlata con la correttezza che ormai anche i “giornalisti” di mamma RAI hanno dimenticato (condizionali, congiuntivi, accenti!). Di queste persone, e della storia contemporanea che raccontano, possiamo seguire il disegno tracciato dal pennarello che le loro dita muovono sopra una mappa geografica segnando i percorsi che dall’ Asia e dall’ Africa li hanno portati fino da noi.

Dalla voce di questi protagonisti sappiamo che, raggiungendo guadagni anche di 30 euro al giorno a Milano, riescono a sostenere le loro famiglie nei paesi di origine, scopriamo che il viaggio dal Bangladesh all’ Italia puo` durare 5 anni, raggiungere la Serbia, deviare in Mali, da cui, dopo un passaggio in Algeria, si raggiunge la costa Libica. Sbagliando rotta qualcuno avvicina la costa Tunisina e inizia a derivare verso la Sardegna. Tutto questo a bordo di un gommone con altri 25 naviganti. Sul momento quasi finale, una nave (forse Australiana) lascia viveri, acqua ed indica la direzione da seguire per avvicinarsi all’ Italia. Bel Paese, dichiarato sogno di una vita anche dal ragazzino che ci arriva da solo, che impara un elegante Italiano nella scuola offertagli in Calabria dalla nostra organizzazione di accoglienza (ma allora esiste! funziona! di cosa parlano le tante bocche non guidate da un cervello che leggiamo continuamente sui social media? da che pianeta arrivano?). Il ragazzino diventa maggiorenne, dopo un viaggio di 5 anni, da solo, in un campo di accoglienza italiano, probabilmente in Calabria. Trova lavoro sul posto, ci rimane alcuni anni finche` si sposta e raggiunge Roma, dove ancora oggi si occupa di ristorazione (avendo gia` deciso di tornare al suo paese).

Come molte altre persone, la giornata era stata dedicata alla bellissima mostra monografica su Degas al sesto piano, come queste altre persone, siamo rimasti bloccati, a bocca aperta di fronte alla semplicita`, pienezza ed eleganza comunicativa di questa mostra cosi magnetica da catturare un pubblico giunto per tutt’ altra visita.

Un obbligo per l’ Italia chiederla, pretenderla e distribuirla nei suoi musei, nelle scuole, …, per limitare i dannosi effetti di una ignorante, sguaiata, deprimente campagna disinformativa da troppo tempo in atto senza nessun tipo di contrasto. Il messaggio consegnato dall’ opera della Khalili non e` un giudizio su quanto sta succedendo, e` una constatazione, una descrizione storica, lasciata alla voce dei protagonisti, testimoni di grande civilta` nel loro equilibrio narrativo. La storia che raccontano e` sicuramente piu` vasta della ridotta lettura locale, a livello Italiano pero` segnala il ricco contributo umano e culturale che stiamo ricevendo, non sempre meritandocelo

 

http://edition.cnn.com/2016/04/28/arts/glenn-lowry-cnn-style-guest-editor/index.html

 

Orchestra Rehearsal – Roman Europe

https://www.youtube.com/watch?v=HhIrWW4eH5YHuber_Carl_III.Wilhelm

https://www.project-syndicate.org/commentary/italy-not-germany-leads-europe-by-anatole-kaletsky-2016-04

 

Prova d’ Orchestra – Orchestra Rehearsal – Die Orchesterprobe (by Federico Fellini)

Project Syndicate – Roman Europe (by Anatole Kaletsky)

 

The message from the recent Project Syndicate article can only be made more clear by the images of 1978 Orchestra Rehearsal by Federico Fellini (here above the link to the youtube original version (with under titles in English) and to the theater one (in German language).

Fellini’s metaphor depicted the reality of Italian political life in the late ‘70s. Italy spent the following years undergoing different political experiments, Germany seems to start now its own way to follow on Italy’s steps (AfD is supported by a popular reaction that can easily be compared to the Lega Lombarda of Umberto Bossi at its origin, we can add that we have not found any proof yet of Mario Draghi being a member of AfD or the new version of the Italian Lega).

Italy wasted the following 43 years until the 2011 crisis. Italians (who are still paying the price of that disaster) suffered so much during so large difficulties, economic shocks, and negative events that the country passed from being the country of the sun (und blaue Himmel), of the blossoming lemons (as Goethe wrote), of the music and songs you could hear on the streets, the country with one of the highest birth rates in Europe to a country of pessimism, where natality is among the lowest in Europe (and close to the lowest in the world too), where emigration has started again in a big way (only some highly illiterate Italian politicians still insist in their xenophobic rhetoric, ignoring the fact that both locals and immigrants prefer to leave).

The metaphor given by the movie depicts with sharpness the reality of this recent past of the Bel Paese. This reality of Brussels seems to exceed the fantasy of Fellini. The loud cacophony of statements in a linguistic Babel, where even the same ideological themes do not fit with each other is a daily routine within the walls of the turris eburnea of the segregated European burocracy.

Europe has clearly lost the capacity and the will to lead. The most important sign of it comes from the more and more widely spread obsession, at all levels (private and public), with the emptiest concept of “compliance”. The new creed of the European supposed “leaders” is compliance, interpreted as a dogma itself. Full compliance to a set of rules where everybody accepts the rules are the wrong ones. Everybody meaning the burocrats, the politicians, the party leaders.

When Helmut Koehl declared the exchange rate between the Ost Mark and the West Mark one to one, strongly against the technical advice of the Bundesbank, the message we still read today is clear and loud: the economy is a tool to an end. He understood the difference between tools and ends but, more than just this, he had an end in mind!

When the politician today acts mainly by following the indication of polls, he is telling his citizens, loud and clear: “I don’t have a clue! I am not a leader!” Out of a message like this, can you be surprised to see the emergence of political extremisms? If the same leader has the capacity to add to the clarity of his vacuum also the blame directed to a technician for the failure of his own political acts (not to act, not to decide is an action, is a decision, undeniably with its own consequences), then the abdication is, de facto, complete. Even Karlsruhe can certify that.

Going back, now to Project Syndicate, it appears true that today’s Italy is emerging as the only country, within Europe, where some change is thought and implemented. Italian citizens are suffering a very high cost for the illiterateness that has been prevalent in its governments up to recent times, nonetheless, even with clear protests, they are accepting and promoting change, knowing that change exposes you to uncertainty, potential failures, but understanding that immobility is not an option. Today’s Italian government seems to be the only one that is acting very often (Italians might say too often) regardless of opinion polls. Mr. Renzi shows a will to act that consciously refuses the motto “chi non fa non sbaglia” (who does not does no wrong), recipe for inexorable decline.

After the so many “neins” (without any alternative being offered), it is time for the gerontocrats to join the peace of Karl (one old legend claims that the Karlsruhe has been built to allow Charles III some peace from his wife, Angela? Wolfgang?)

Alternatively, should Europe experience the same 40 years Italy is trying to close now? Will Europe be able to learn something useful from a really bad experience?